Carmine Crocco: bandito o eroe popolare?

Matera – Altro protagonista indiscusso del periodo risorgimentale italiano è sicuramente Carmine Crocco, detto Donatello. Passò alla storia come il Generale dei Briganti o anche come il Generalissimo, ma forse, non tutti sanno, che il più noto dei rivoluzionari Lucani e antigaribaldino del periodo post unitario fu anche, per breve tempo, uno dei Mille della spedizione. Combatté, infatti, nel 1860, a fianco di Garibaldi, nella battaglia di Volturno. Crocco, però, ben presto incarnò in pieno le sopraffazioni e le disillusioni subite dai suoi conterranei braccianti agricoli sempre più vessati dal nuovo governo Sabauda. Cedette alle lusinghe dello spagnolo Jose Louis Borijes, a sua volta guidato dai desideri di riconquista del borbone Francesco II, e arrivò a guidare un esercito di duemila uomini. Tante, le zone che il capo carismatico riuscì ad occupare nel Sud Italia, tanto, che si rese necessario l’intervento della Guardia Nazionale e poi l’istituzione della prima Commissione Parlamentare d’inchiesta , modifica dello Statuto Albertino. La zona del Vulture, territori limitrofi pugliesi, Potenza, Calciano, Garaguso ed altri centri piccoli centri della collina Materana erano nelle mani del Generale dei Briganti; poi, gli ennesimi rinforzi piemontesi ed il tradimento di Caruso, sua fedele sentinella, determinarono la sua cattura sul fiume Ofanto il 25 luglio 1864. Fu arrestato, condannato a morte, poi, la sua pena, commutata ai lavori forzati. Morì nel carcare di Portoferraio, in Toscana, il 18 giugno 1905. Per molti soltanto un bandito, per altri un eroe popolare. Tra gli uomini di cultura che si sono interessati della sua figura anche un regista contemporaneeo, Pasquale Squitieri, autore del film “Li chiamarono Briganti”, ben presto ritirato, “inspiegabilmente”, dalle sale cinematografiche.

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