La strada ad uno sviluppo etico e morale secondo Papa Ratzinger

Caritas in veritateMATERA – La carità senza verità è solo sentimentalismo. È questo il significato profondo, richiamato già nel titolo, dell’enciclica “Caritas in Veritate”, attraverso la quale Benedetto XVI, ridisegna il volto di una umanità in frantumi. A ricordarlo, ieri sera, nel corso dell’incontro dibattito, organizzato dalla Caritas Diocesana, presso la Casa di Spiritualità Sant’Anna, a Matera, il professor Massimo Introvigne, studioso di sociologia delle religioni, fondatore del Cesnur e autore di due opere relative alle radici cristiane dell’Europa. L’enciclica “Caritas in Veritate” giunge a 42 anni dalla stesura della “Populorum Progressio”, in cui, come ha ricordato ancora Introvigne, Paolo VI aveva raccolto il pensiero del Concilio sulla Dottrina Sociale della Chiesa. La Chiesa, infatti, cerca da sempre di cogliere i risvolti concreti e sociali del Vangelo e la “Populorum Progressio” rappresenta, lungo questo cammino, un capitolo importante, dedicato allo sviluppo integrale dell’uomo, in sé, e di tutti gli uomini. La novità introdotta dall’enciclica “Caritas in Veritate” risiede proprio nella ridefinizione del significato della parola “sviluppo”, che deve essere anche e soprattutto “vocazione”. Non può esserci sviluppo economico, ha detto Introvigne, riportando il pensiero e le parole di Papa Benedetto XVI, senza sviluppo morale ed etico. In prospettiva, l’enciclica ridefinisce la logica del dono: al dare per avere, come impongono le regole del mercato, e al dare per dovere, come fa lo Stato, affianca il dare per amore, come suggerisce, invece, la dottrina sociale della Chiesa.

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