Corruzione, chiuse le indagini sul consigliere regionale Caracciolo e altri otto

L’inchiesta riguarda due presunte gare truccate ad Andria e Corato
Per quell’inchiesta dovette dimettersi, nel febbraio 2018, da assessore regionale all’Ambiente. Ora Filippo Caracciolo, che mantiene la carica di consigliere regionale, ha ricevuto insieme ad altri otto soggetti l’avviso di chiusura delle indagini da parte della Procura di Bari per concorso in turbativa d’asta, corruzione e falso con riferimento a due presunte gare truccate per la costruzione di una scuola a Corato e di un impianto per trattamento rifiuti ad Andria. L’inchiesta è nata da un altro procedimento su un presunto giro di tangenti in cambio di appalti dell’Arca Puglia, l’agenzia regionale che gestisce le case popolari, nell’ambito del quale l’ex dg Lupelli e l’imprenditore Massimo Manchisi hanno patteggiato la pena. In questa seconda indagine la Procura di Bari contesta agli indagati due presunti appalti truccati. Il primo, risalente al novembre 2017, riguarda la gara indetta dal Comune di Corato per la costruzione della nuova sede della scuola media ‘Giovanni XXIII’ aggiudicata alla società cooperativa Consital della quale era consorziata la Caementarius Srl degli imprenditori Menchisi. Secondo l’accusa Caracciolo avrebbe indotto il dirigente comunale Lamacchia a favorire la società dei fratelli Manchisi promettendogli in cambio il proprio interessamento per l’assunzione di un incarico dirigenziale alla Regione Puglia. In questa vicenda Lupelli avrebbe fatto da intermediario tra Caracciolo e gli imprenditori, assicurando in cambio all’assessore sostegno elettorale. Il secondo appalto ritenuto truccato, risalente allo stesso periodo, riguarda la gara da circa 27 milioni di euro indetta dall’Aro 2 Bat per “l’affidamento della concessione di costruzione e gestione del complesso impiantistico per il trattamento della Forsu (frazione organica del residuo solido urbano) ed opere accessorie ad Andria”. La gara venne aggiudicata all’Ati di cui faceva parte la società Green Project Srl degli imprenditori Ermini e Degl’Innocenti. Stando all’ipotesi accusatoria Caracciolo, assicurando a Di Biase e Dibari, rispettivamente componente della commissione e rup della gara, il loro inserimento nel suo gruppo di lavoro presso l’assessorato regionale, avrebbe indotto i due pubblici ufficiali a favorire gli imprenditori indagati. Da questi ultimi avrebbe poi ottenuto alcuni mesi dopo la costituzione di una società di consulenza, la Biobat srl, con sede legale ad Andria, nello stesso luogo dove ha sede la società Cannone srl di cui l’ex assessore è direttore tecnico.