Comune di Cerignola sciolto per mafia. Il sindaco: “Giuro di non aver fatto niente di illegale”

Ci sarebbero stati “assidui rapporti tra il sindaco del Comune di Cerignola, Franco Metta, ed esponenti della criminalità organizzata locale”. Si legge così nella relazione del Ministero dell’Interno consegnata al Consiglio dei ministri, che ha deliberato lo scioglimento per diciotto mesi del Consiglio comunale di Cerignola, nel Foggiano, e il contestuale affidamento dell’ente ad una commissione straordinaria. L’indagine, partita nove mesi fa, ha portato alla luce quindi forme di condizionamento dell’amministrazione locale da parte della criminalità, in particolare nell’affidamento dei lavori pubblici, nella gestione del verde urbano e nell’assegnazione delle case popolari. Il primo cittadino, si legge nella relazione, avrebbe celebrato il matrimonio di un pluripregiudicato ed avrebbe anche preso parte al ricevimento nuziale, dove erano presenti numerosi appartenenti a clan di spicco del territorio. Il sindaco avrebbe anche preso parte ad altri eventi organizzati dalla criminalità locale, come l’inaugurazione di un locale appartenente ad una famiglia egemone sul territorio di Cerignola, rilasciando anche autorizzazioni in contrasto rispetto a quanto previsto dal regolamento comunale. Numerosi quindi gli episodi finiti nel mirino della commissione antimafia che, su proposta del ministro Luciana Lamorgese, ha deliberato lo scioglimento del Comune. Ed ora sotto osservazione anche la città di Manfredonia. Salgono intanto a tre i comuni del Foggiano sciolti per mafia, dopo Monte Sant’Angelo nel 2015 e Mattinata l’anno scorso.  E la Puglia si piazza così al primo posto in Italia per numero di grandi comuni sciolti per mafia, dopo Manduria e Valenzano, ora anche Cerignola.

 

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