Bari, Punta Perotti: Corte di Appello accoglie ricorsi di Comune e Regione

Una battaglia che ormai dura da quasi 20 anni e che per una volta segna un punto a favore del Comune di Bari e della Regione Puglia contro la famiglia Matarrese, nell’annosa vicenda di Punta Perotti, il complesso di palazzi realizzati sul lungomare Sud di Bari e poi dichiarati abusivi e demoliti nel 2006. La terza sezione civile della Corte di Appello di Bari ha infatti revocato uno dei quesiti posti ai consulenti tecnici chiamati a quantificare gli eventuali danni subiti dai costruttori di Punta Perotti. Con una ordinanza depositata nelle scorse settimane, la Corte ha revocato in particolare il quesito relativo al cosiddetto “lucro cessante”, cioè i possibili ricavi futuri che la società Sud Fondi della famiglia Matarrese, proprietaria di gran parte dei suoli, avrebbe guadagnato se i palazzi non fossero stati demoliti, quantificati dalla società in circa 150 milioni di euro sugli oltre 460 milioni chiesti di risarcimento a Regione Puglia e Comune di Bari. L’ordinanza evidenzia che il ristoro di quei presunti utili “equivarrebbe ad un indebito riconoscimento di un profitto scaturito direttamente da un’attività, materiale e negoziale, di cui è stata definitivamente accertata l’oggettiva illiceità penale”. I suoli di Punta Perotti, cioè, non erano e non sono edificabili. La Corte chiarisce, inoltre, che la questione oggetto di questo procedimento è diversa da quella affrontata dinanzi ai giudici di Strasburgo che, nel 2012, dichiarando illegittima la confisca, avevano condannato lo Stato italiano a liquidare i costi di costruzione delle opere edilizie demolite dal Comune e il mancato godimento dei suoli nel periodo della confisca, dal giugno 2001 a novembre 2010. I giudici civili, infatti, sono chiamati a pronunciarsi non sui danni derivati dalla confisca ma dagli eventuali danni arrecati all’attività di impresa.

 

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