Foggia, abbattute circa il 25% delle baraccopoli di Borgo Mezzanone

Quasi tre mesi dopo le ultime operazioni di abbattimento, tornano le ruspe al ‘ghetto’ di Borgo Mezzanone, agglomerato abusivo sorto accanto al Cara, a pochi chilometri da Foggia. Poliziotti, carabinieri, finanzieri e militari dell’Esercito Italiano – secondo quanto trapela – saranno al lavoro per l’intera giornata in cui è prevista la demolizione di una quarantina di manufatti, tra case a luci rosse, ristoranti, abitazioni in tufo e un gommista. Quello di oggi è il quarto di una serie di interventi programmati dalla Procura di Foggia e dalla Prefettura, con l’obiettivo di un progressivo smantellamento dell’insediamento abusivo. Nelle prime due azioni, il 20 febbraio e il 26 marzo, erano state abbattute 21 baracche ad uso commerciale, altre case a luci rosse, una discoteca e anche un parrucchiere. Poi le ruspe sono tornate il 17 aprile, per demolirne altre 19, 17 delle quali destinate ad abitazioni in cui vivevano 56 migranti, perlopiù africani; due manufatti erano comunicanti, utilizzati come case di prostituzione. Sono 35 le baracche abusive obiettivo delle ruspe nel ‘ghetto’ foggiano di borgo Mezzanone, dove abitano circa 1.500 migranti, perlopiù africani, in circa 165 ettari di proprietà dell’Aeronautica Militare. Tra le baracche al centro dell’operazione, 17 erano usate come abitazioni e ci vivevano 64 migranti; il resto ospitavano attività commerciali, case a luci rosse e alcune erano disabitate. Ai migranti regolari la Regione Puglia ha offerto alloggi alternativi, alcuni dei quali a San Severo (Foggia), nei centri “Casa Sankara” e “Arena”. Nel decreto di sequestro preventivo firmato dal Gip del Tribunale di Foggia, viene inoltre evidenziato che il ghetto “è occupato non solo da stranieri irregolari, dediti alla consumazione di attività di natura delinquenziale, ma anche da soggetti regolari che in assenza di alternative sono stati costretti ad occupare i manufatti abusivi. Di più – prosegue – in assenza di una occupazione lavorativa molti di loro sono state vittime di una delle ultime forme di schiavitù, ossia l’intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro nel periodo comprensivo tra i mesi di aprile e settembre, in cui si concentra maggiormente l’attività agricola del Tavoliere”.

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