Mafia garganica, operazione “Scacco al re”: arrestati i cugini Iannoli

Un muro che si squarcia, una crepa che piano piano allargandosi sempre più ha permesso agli inquirenti di chiudere un lungo percorso di indagini, che hanno portato all’esecuzione di due ordinanze di custodia cautelare nei confronti dei cugini Iannoli, Claudio e Giovanni, rispettivamente di 43 e di 33 anni, accusati del tentato omicidio di Marco Raduano, avvenuto a Vieste il 21 marzo 2018. Entrambi appartenenti al clan di Girolamo Perna, ucciso lo scorso 26 aprile in un agguato, i cugini erano già detenuti in carcere, il primo a Terni e il secondo a Siracusa, a seguito dell’operazione “Agosto di Fuoco”. L’operazione odierna invece si chiama “Scacco al re” e non è un nome scelto a caso, come sottolineato dal procuratore Giuseppe Volpe, che ha evidenziato come lentamente la complessa matassa si stia sbrogliando, permettendo agli inquirenti di individuare i mandanti e gli esecutori dei 9 omicidi che dal 2015 ad oggi stanno insanguinando le vie di Vieste, in quella che è conosciuta come la faida garganica. Ai cugini Iannoli si è giunti grazie ad una serie di indagini balistiche e di intercettazioni telefoniche, alcune delle quali davvero curiose, come quelle intercorse tra Giovanni e sua madre Giovanna Onofrio, alla quale il figlio racconta per filo e per segno le modalità del tentato omicidio di Marco Raduano, attualmente detenuto nel carcere di Nuoro. Giovanni nella telefonata dice chiaramente di voler comandare sul territorio, controllando in prima persona il traffico e lo spaccio di droga. Dal canto suo, la madre lo rimprovera di essersi infilato in “questa immondizia”. In un’altra intercettazione, gli Iannoli fanno riferimento ad altri tre omicidi da portare a termine nel clan dei Perna, così da porre finalmente fine alla faida per il controllo del territorio; una faida scoppiata subito dopo l’omicidio di Angelo Notarangelo nel gennaio del 2015, tra i clan Perna e Raduano. Da qui, la necessità di procedere con i provvedimenti di fermo. Il procuratore aggiunto di Bari, Francesco Giannella, ha poi sottolineato come la ferocia di questi gruppi criminali che operano nel Gargano, non debba in alcun modo portare la gente a credere nell’invincibilità dei clan, come dimostrato dai risultati ottenuti dalle indagini delle forze dell’ordine, nonostante la totale assenza di collaboratori di giustizia. Gli investigatori sono ora impegnati a dare un nome ai responsabili dell’ultimo omicidio, quello di Francesco Pio Gentile, avvenuto a Mattinata il 21 marzo scorso e che rappresenta l’ultimo dei tre “delitti del 21 marzo”.

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