Ex Ilva, Regione Puglia attacca ministro Costa

“La Regione Puglia ha il suo piano di qualità dell’aria, con i relativi aggiornamenti risalenti al 2012, 2013, 2014 e 2017”, e potrà procedere “alla elaborazione di un nuovo piano” sulla base “dei chiarimenti del ministero dell’Ambiente e delle direttive ministeriali in materia di riduzione delle emissioni e di lotta all’inquinamento”. Lo afferma il direttore del dipartimento Mobilità, Qualità Urbana, Opere Pubbliche ed Ecologia della Regione Puglia, Barbara Valenzano, in una nota inviata al ministero dell’Ambiente attraverso la quale risponde a dichiarazioni rilasciate ieri dal ministro Sergio Costa. Valenzano fa presente che lo stesso ministro “subordina la richiesta di revisione dell’Aia dello stabilimento siderurgico ArcelorMittal (ex Ilva) avanzata dalla Regione Puglia, a un nuovo piano di risanamento della qualità dell’aria”. Ma il ministro, aggiunge, “non ha tenuto conto dell’obbligo che aveva di elaborare, entro il 30 settembre del 2018, il Programma di Controllo dell’Inquinamento Atmosferico, che avrebbe dovuto fornire i limiti nazionali per l’emissione in atmosfera di determinati inquinanti”. Per questo la Regione Puglia, puntualizza Valenzano, “invita il ministero, e non il ministro, a chiarire la posizione del ministero stesso sugli impegni nazionali in materia di riduzione delle emissioni, a rispondere nel merito alla richiesta della Regione Puglia di riesame dell’Aia, e a chiarire se la nota del ministro, che sembra avere solo una connotazione politica, sia da intendersi come un rigetto della richiesta di riesame dell’Autorizzazione di impatto ambientale”. Se così “fosse – annuncia Valenzano – la Regione Puglia si riserverebbe la facoltà di impugnarla”. La dirigente Valenzano ricorda al ministero dell’Ambiente che lo stato “di criticità ambientale e sanitaria provocato dallo stabilimento siderurgico di Taranto, nonché la responsabilità dello Stato italiano nel perdurare di tale condizione, sono stati riconosciuti dalla sentenza della Corte europea dei diritti dell’Uomo del 24 gennaio scorso, che ha chiaramente sancito l’evidenza che le autorità nazionali non hanno adottato tutte le misure necessarie per assicurare la protezione effettiva del diritto delle persone interessate al rispetto della loro vita privata”. Il riferimento è al pronunciamento della Corte di Strasburgo che ha riconosciuto la violazione da parte dell’Italia di due articoli della Convenzione per le mancate precauzioni a tutela della popolazione esposta alle emissioni dell’Ilva.

 

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