Trani, l’arresto di Nardi e Savasta mette in discussione le inchieste della Procura

Dopo il caso Casillo si moltiplicano i rischi di richieste di riapertura dei processi

Il rischio, molto concreto, è che si inneschi una reazione a catena in grado di rimettere in discussione decine di sentenze emesse in questi anni. L’arresto del 14 gennaio scorso dei magistrati Antonio Savasta e Michele Nardi, oggi in servizio alla Procura di Roma ma all’epoca dei fatti contestati di stanza a Trani, per corruzione in atti giudiziari, potrebbe portare a una serie di riaperture di processi il cui esito potrebbe essere messo in discussione. Un danno incalcolabile per l’immagine e l’efficienza della giustizia, visti i ricorsi che starebbero per fioccare sulla procura tranese. A partire da Francesco Casillo, uno dei principali imprenditori del grano pugliese, che nei giorni scorsi ha raccontato ai magistrati della Procura di Lecce, titolari dell’inchiesta su Nardi e Savasta,  di aver pagato attraverso un intermediario i due magistrati che avevano fatto arrestare lui e i suoi tre fratelli nell’ambito di alcune indagini sulla loro attività imprenditoriale. Casillo, secondo quanto riferisce lo stesso imprenditore in una intervista a Repubblica, avrebbe pagato complessivamente 550mila euro ottenendo, ad ogni versamento, la scarcerazione di un fratello. Casillo era stato arrestato nel 2006 nell’ambito di una indagine condotta da Savasta (Nardi era il gip che convalidò l’arresto) con l’accusa di aver comprato grano contaminato da sostanze cancerogene. La vicenda ebbe una risonanza nazionale e l’imprenditore fu poi assolto dalle accuse nel processo. I suoi fratelli furono arrestati per un’altra inchiesta, riguardante alcuni terreni sequestrati per reati ambientali. Un caso che probabilmente non è isolato, vista anche l’ingente quantità di beni mobili e immobili individuati nella disponibilità dei due magistrati arrestati. Secondo un’indagine della Guardia di Finanza di Firenze, condotta nell’ambito di un’inchiesta poi passata per competenza a Lecce, risulterebbe infatti intestatario di 22 unità immobiliari e 12 terreni in provincia di Bari.

 

Share Button