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Morte operaio Ilva, sindacati dal Prefetto: “O lo Stato cambia le nostre sorti, o meglio chiudere”

“Quanti altri devono morire ancora?” Lo chiedono i residenti del quartiere Tamburi alle istituzioni: “Non ci sentiamo tutelati né da l’amministrazione locale né dalle istituzioni italiane”, dicono urlando “assassino” contro il sindaco Melucci, mentre va via, dopo il vertice in Prefettura.

Un misto di rabbia e di sconforto per la morte di Angelo Fuggiano, operaio dell’indotto, morto per un incidente al quarto sporgente. I sindacati metalmeccanici hanno espresso al Prefetto le proprie istanze, parlando addirittura di chiusura: “La sopportazione ha un limite. O arrivano segnali di concretezza per cambiare rapidamente la situazione – ha detto Talò (Uilm) – o non possiamo più andare a lavorare. Preferiamo a questo punto una fabbrica chiusa”. Così tutti i sindacati presenti.

Anche Confindustria si rivolge al Prefetto: “Non è più tollerabile che lo Stato lasci i lavoratori in queste condizioni”. La proposta infine di Emiliano: “Avviare una ispezione capillare in Ilva, impianto per impianto. Questa fabbrica deve funzionare a prescindere dalla trattaiva. Il Prefetto chieda inoltre alla Procura di avviare una indagine, alla luce del pronunciamento della Corte costituzionale contro il decreto col quale si dava facoltà d’uso agli impianti sequestrati nel 2012, per stabilire quali impianti possono andare avanti, e quali devono essere fermati”.

Il Prefetto, ha assicurato che riporterà i contenuti del vertice allo Stato. Ha ricordato l’ incontro già in calednario del 30 maggio sui temi della sicurezza, della formazione, della regolarità dei rapporti di lavoro.

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