Riciclaggio e ricettazione di Rolex, 6 arresti tra Taranto, Brindisi e Napoli

Si parla di “contraffazione 2.0” per la raffinatezza e la precisione usate nella riproduzione di Rolex ed Omega venduti in tutta Italia, ma anche in Germania, Olanda, Belgio ed altri Stati europei. Sei arresti tra Taranto, Napoli e Brindisi per riciclaggio e ricettazione di orologi.

Nove i denunciati, coinvolti nell’operazione Frankestein della Guardia di Finanza di Brindisi.
Arrestati Giuseppe Pannofino di Ostuni, amministratore della nota gioielleria del comune brindisino che rivendeva gli orologi con tanto di garanzia e card di certificazione di qualità che giungevano da Bologna.

Ancora, quattro i tarantini: Egidio Saracino, Maurizio Uzzi, Raffaele Caforio e Maria Pastore. C’è poi Giuseppe Di Nocera di Napoli.

Saracino è per l’accusa il gestore degli affari, già agli arresti domiciliari e l’unico finito in carcere. Lui recuperava i pezzi originali acquistandoli su Internet o su mercati paralleli. Di Nocera invece si occupava dell’assemblaggio. Parte del meccanismo degli orologi era infatti originale, il resto raffinatamente contraffatto.

E’ quanto accertato anche dai periti della Rolex. Sono una 40ina gli orologi sequestrati fino ad ora, ma le indagini della Finanza, partite a marzo 2017 da attività di intelligence sul territorio, vanno avanti: in tema di sviluppo fiscale, e c’è da risalire agli acquirenti, ingannati nel corso di tutta la filiera di vendita. 

Dalla fase di commercializzazione, all’assistenza. Stando alle indagini infatti, quando talvolta il consumatore si è lamentato del non funzionamento o di qualche difetto, il gioielliere lo rassicurava, non solo provvedendo alla riparazione, ma addirittura fino al “soddisfatti o rimborsati” con il ritiro del prodotto e la restituzione del denaro.

Tra i denunciati, c’era anche chi firmava dichiarazioni di vendita per i beni di “secondo polso”. Smantellato, insomma, un grosso giro d’affari, milionario e di livello internazionale.

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