Estorsione a Taranto, nella rete “i padroni di Tramontone” - trmtv

Estorsione a Taranto, nella rete “i padroni di Tramontone”

“Qui lo sai che comandiamo noi”, “siamo quelli di Tramontone”: parole degli estorsori alle vittime che, con minacce, insinuazioni e atti intimidatori, hanno preteso il pizzo, in denaro ma anche in favori (ad esempio il montaggio di condizionatori in casa) oppure “facciamo saltare tutto in aria”. Sono stati arrestati dai Carabinieri Daniele Leone, Luca Fontana, Arcangelo Palombella, Giuseppe Liddi, Domenico Salamina. Tutti finiti in carcere. Altri tre sono finiti invece ai domiciliari: Francesco Leone, Giuseppe Chiulli e Giovanni Longo. Otto ordinanze di custodia cautelare a firma del gip del Tribunale di Taranto Benedetto Ruberto su richiesta del pm Remo Epifani. Sono accusati di associazione per delinquere finalizzata all’estorsione, con l’aggravante per alcuni di aver commesso i reati se pur già sorvegliati speciali.

Sono scattate nell’ottobre del 2017 le indagini. “Perfette per la rapidità e la collaborazione tra i Reparti di Taranto, Leporano e Talsano”, afferma il capitano Gabriele Tadoldi. Indagini fatte di osservazioni, pedinamenti, intercettazioni telefoniche. Annata particolarmente intensa, il 2017, di attentati incendiari e danneggiamenti ai danni di imprenditori edili, vittime preferite dal sodalizio, come detto dagli stessi rafforzando le minacce. Come a dire che gli imprenditori non avrebbero potuto sfuggire alle loro grinfie. Parliamo di almeno un attentato al mese.

Tre le estorsioni accertate dai Carabinieri: una ai danni di due imprenditori, titolare e gestore di un’impresa, cui sono stati riscossi 2mila euro. Altri tre professionisti sono stati costretti a pagare ben 8mila euro, per giunta avvantaggiati da uno sconto grazie alla mediazione di un amico: la richiesta iniziale infatti era di 15mila euro. C’è poi una tentata estorsione ai danni del rappresentante legale di un’azienda edile per 2mila euro. Richieste spesso avanzate da persone diverse per intimidire ulteriormente le vittime, messe così di fornte a un grppo e non al singolo. Nessun ruolo di spicco nell’associazione: tutti facevano tutto. “Soggetti di elevata caratura criminale”, spiegano i Carabinieri. L’importante era terrorizzare le prede e ottenere i soldi. Per le vittime, infatti, non è stato facile denunciare e collaborare con le forze dell’ordine.

Eseguite anche diverse perquisizioni: recuperati mezzo etto di hashish a casa di Chiulli, 4.800 euro circa ed un giubbotto antiproiettile da Salamina e 1000 euro nell’abitazione di Francesco Leone. Impiegati nell’operazione una settantina di militari e un elicottero.

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