Processo Petrolgate lucano. E’ il giorno del “dossier Griffa”

Ingresso Tribunale di Potenza

Fase dibattimentale per il processo Petrolgate che vede imputati 57 soggetti, tra le quali 47 persone e dieci società inclusa l’Eni, nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Potenza sul traffico illecito di rifiuti e presunte corruttele sugli appalti che interessano le estrazioni petrolifere in Basilicata.

Al Tribunale del capoluogo, giornata dedicata alle richieste dei PM Francesco Basentini e Laura Triassi con richiesta al collegio di ammettere due nuove prove accusatorie: le analisi ARPAB del settembre 2017 sulla presenza sospetta di additivi nel pozzo di reiniezione Costa Molina 2 in Val d’Agri e della lettera testamentaria – emersa dalla Procura di Asti e definita vero e proprio dossier – scritta dall’ex responsabile del COVA di Viggiano, Gianluca Griffa.

Nelle more, una ricostruzione dello stato dell’arte e denunce su presunte anomalie nell’impianto di proprietà della multinazionale del cane a sei zampe. Griffa, in particolare, riportò sversamenti di greggio appena lavorato dai serbatoi già nel 2012, ovvero 4 anni prima delle 400 tonnellate scoperte in un pozzetto del Consorzio Industriale. Decise di informare i carabinieri di Viggiano e la polizia mineraria del Ministero dello Sviluppo Economico. L’anno dopo, però, il tecnico si tolse la vita dopo un periodo di contrapposizioni con i vertici del Distretto Meridionale di Eni. Dunque, un test ritenuto importante dai pm potentini, i quali hanno lavorato dettagliatamente anche a seguito dell’avvio dell’indagine epidemiologica sullo stato di salute dei lavoratori presso il COVA.

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