Salento, in sette in manette per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina

Nell’organizzazione anche alcuni storici contrabbandieri brindisini

Sono sette le persone finite in manette per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina nel corso di un’operazione condotta dai finanzieri del Nucleo di Polizia tributaria di Lecce, dello Scico di Roma e della Sezione Operativa navale di Otranto (Lecce). Tra questi solo uno, un greco di origini irachene è finito in carcere mentre sei italiani, tutti brindisini, sono ai domiciliari. L’operazione, denominata ‘Caronte’, ha avuto origine nel 2014, con l’inoltro alla Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce di un’informativa da parte del Gico di Lecce su alcuni storici contrabbandieri brindisini, i quali, in collaborazione con persone operanti in Montenegro, Grecia ed Albania, avrebbero favorito l’ingresso illegale nel territorio nazionale di numerosi migranti di origine extracomunitaria, sfruttando la consolidata esperienza maturata nel contrabbando delle sigarette. Dalle indagini, durate oltre due anni, è emerso – secondo gli investigatori – come la compagine brindisina avesse intrecciato stretti rapporti di collaborazione con numerosi soggetti in Grecia ed Albania incaricati di ‘reclutare’ i migranti da trasportare in Italia, prodigandosi per il reperimento delle imbarcazioni da utilizzare per la traversata e l’individuazione degli scafisti. Alcuni inoltre, appostandosi in prossimità degli ormeggi del naviglio della Guardia di Finanza, avevano il compito di segnalare l’uscita in mare di motovedette, permettendo all’imbarcazione clandestina di adeguare la rotta e sottrarsi così ai controlli. Sono 26 le persone di origine italiana, greca e albanese coinvolte in questa organizzazione criminale, sei delle quali, con dimora in Grecia e Albania, ancora non identificate. I finanzieri hanno depositato nei loro confronti una denuncia alla Direzione distrettuale antimafia di Lecce. L’analisi dei flussi migratori intercettati durante le indagini ha consentito di risalire al tragitto seguito dai migranti che, partiti dai Paesi di origine, raggiungevano la Turchia e da lì si spostavano in Grecia, dove componenti dell’organizzazione provvedevano al loro ricovero in strutture ad Atene, in attesa dell’imbarco. I migranti venivano poi trasportati a bordo di camion sulla costa e imbarcati alla volta delle coste salentine. Perquest’ultima tratta il prezzo richiesto ad ogni migrante si aggirava attorno a 4.500 euro. Durante l’indagine é stato accertato anche come uno dei capi dell’organizzazione, un cittadino brindisino, cercasse di reinvestire parte dei proventi dell’illecita attività partecipando a gare pubbliche per l’acquisto di imbarcazioni dismesse dalla flotta della Guardia di Finanza in quanto dichiarate fuori uso. Attività che veniva svolta prima utilizzando una società con sede in Albania intestata al figlio e successivamente, risultando la società esclusa per varie inadempienze ed irregolarità eccepite durante le procedure di aggiudicazione, anche mediante prestanome e società compiacenti con sede in Montenegro, dove le imbarcazioni erano destinate per essere rivendute ad operatori commerciali del settore.

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