“Tangente” per posto di lavoro indotto FCA. A Melfi conferenza stampa del sindacato Fismic

“Chi sa parli e chi ha sbagliato pagherà, oppure si tratta di una vicenda inconcludente che ha procurato solo un danno d’immagine”.

In primis la difesa sull’etica del proprio operato, poi l’invito a denunciare e i dubbi sollevati sulla veridicità del caso “mediatico”. E’ la linea intrapresa dal sindacato autonomo dei metalmeccanici Fismic, tirato in ballo per l’accusa mossa all’ormai ex delegato in FCA, Vincenzo Mauriello, reo di aver ottenuto 5 mila euro da un ragazzo disoccupato per una assunzione nell’indotto automobilistico, dopo un periodo di prova licenziato dall’azienda.

Durante la conferenza stampa convocata presso la sede di via Attilio Di Napoli a Melfi, il segretario generale nazionale Roberto Di Maulo, quello di Puglia e Basilicata, Antonio Zenga, ed il locale, Pasquale Capocasale, hanno chiarito la posizione assunta nei confronti di Mauriello, sospeso dal ruolo e prossimo al licenziamento dalla casa torinese insieme Matteo Giantomaso, altro dipendente che avrebbe fatto da intermediario nella faccenda.

Nonostante le accuse mosse dai genitori del ragazzo siano già state archiviate dal Gip di Foggia, la Fismic ha dichiarato di non essere stata informata dal suo delegato. Da qui la decisione di procedere in via cautelativa, di attendere i risvolti e di essere ascoltati nell’ambito dell’inchiesta sulle agevolazioni fittizie per lavorare nelle aziende intorno alla SATA avviata dalla Procura di Potenza sulla base delle dichiarazioni del vescovo di Melfi, Monsignor Todisco. Secondo Di Maulo “a dir poco bizzarre per il metodo scelto e difficilmente perseguibili nei riscontri”.

Dal canto suo, la difesa dei due lavoratori finiti nel calderone mediatico, ha confermato l’estraneità ai fatti, piena fiducia nella magistratura e pronto ad impugnare il licenziamento FCA.

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