Traffico di stupefacenti sull’asse Sicilia-Basilicata: Potenza e Matera tra i punti di smistamento

I carabinieri del comando provinciale di Caltanissetta e del reparto territoriale di Gela hanno eseguito 16 ordinanze di custodia cautelare per un traffico di stupefacenti sull’asse Sicilia-Basilicata, che avrebbe punti di smistamento nelle province di Caltanissetta, Palermo, Catania, Ragusa, Potenza e Matera.

I provvedimenti restrittivi sono stati emessi dal gip del tribunale di Gela, su richiesta della Procura. Nell’operazione, denominata “Tomato”, che ha già portato al sequestro di eroina e cocaina, sono stati impegnati oltre 80 carabinieri.

Le indagini sono partite a settembre 2014. A seguito di alcuni arresti per rapina, i carabinieri hanno iniziato a indagare su come alcuni indagati reimpiegassero il denaro. Secondo quanto riferito in conferenza stampa dal procuratore capo di Gela, Fernando Asaro – affiancato dal colonnello Gerardo Petitto, comandante provinciale dei carabinieri di Caltanissetta, e dal maggiore Antonio De Rosa, comandante del Reparto territoriale – l’eroina veniva reperita nel mercato palermitano mentre l’acquisto della cocaina era più conveniente nella piazza catanese.

“È un ripristino di legalità, per offrire al cittadino onesto un momento di fiducia e di speranza. – afferma il procuratore Asaro – Siamo nelle indagini preliminari e le imputazioni indicano un’ipotesi accusatoria supportata dal provvedimento del Gip. Si tratta di soggetti che potrebbero reiterare i reati, visto che fanno dello spaccio la loro attività sul territorio di Gela. Spaccio che avveniva in strade pubbliche e molto frequentate come in via Venezia”.

Non una vera e propria organizzazione ma “un gruppo di spacciatori a geometria variabile» come lo definisce il comandante provinciale dei Carabinieri di Caltanissetta, Petitto. “Una sorta di mutuo soccorso di spacciatori che alla mancanza di stupefacenti dell’uno, sopperivano con la disponibilità dell’altro. I clienti erano del tipo più disparato da giovanissimi a padri e madri di famiglia senza precedenti né trascorsi di consumo di stupefacenti accertato”, spiega Petitto.

“Una pericolosa rete di piccoli spacciatori – aggiunge De Rosa – ma particolarmente dannosi per via dello spaccio di sostanze pesanti come eroina e cocaina e dei luoghi in cui avveniva, quelli frequentati dai giovani”.

“Caffè”, “pomodoro” e “cosa” alcune delle parole in codice per indicare la droga. Il linguaggio criptico utilizzato al telefono non ha evitato agli indagati la contestazione dei reati. L’interpretazione dei dialoghi è stata sistematicamente convalidata dalle attività di riscontro che hanno sempre condotto al sequestro di quantitativi più o meno ingenti di eroina e cocaina.

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