Appalti truccati in Marina: dal 5 maggio 17 a processo

Inizierà il 5 maggio il processo per i 17 imputati dell’operazione della Guardia di Finanza Backhander. La Procura di Taranto ha chiesto il giudizio immediato per gli ufficiali della Marina Militare, gli imprenditori e i due rappresentanti delle Forze dell’ordine coinvolti nel grosso giro di tangenti su cui si e’ investigato per 172 giorni. Periodo nel quale è stata accertata l’esistenza di un cartello di imprese collegate tra loro per pilotare l’assegnazione di oltre 200 appalti, per un ammontare di 5 milioni e 460 mila euro.

Effettuate con metodi tradizionali e innovativi le indagini. Il “captatore informatico” tra le nuove tecniche: consiste nell’iniettare un virus nel cellulare che diventa un vero e proprio strumento di intercettazione ambientale itinerante. Scoperti così i linguaggi in codice. “Quando mi fai assaggiare le ciliegie?” era ad esempio un modo per dire “Quando mi porti i soldi?”.

Tutto è iniziato con gli arresti per corruzione del Capitano di Vascello Giovanni Di Guardo, comandante di Maricommi, e dell’imprenditore e sindaco di Roccaforzata Vincenzo Pastore, beccati con due buste contenenti tangenti da 5mila euro ciascuna. Era il 14 settembre 2016. Tre giorni dopo, l’arresto della Tenente di Vascello Francesca Mola, collaboratrice di Di Guardo. Altri 8 arresti arrivarono ad ottobre, di cui un’ordinanza ancora nei confronti di Di Guardo (per il quale arriverà anche il sequestro da 546 mila euro per i ricavi dalla corruzione), della compagna rumena, di un dipendente civile del Ministero della Difesa e di 5 imprenditori. Manette ancora per il Luogotenente dei Carabinieri Paolo Cesari, accusato tra l’altro di rivelazione e uso di segreti d’ufficio. Sono stati interrogati, inoltre, gli indagati Capitani di Vascello Massimo Conversano e Gerardo Grisi della Marina Militare di Napoli, e l’ispettore di Polizia Fortunato Giunta in servizio a Taranto.

“E’ importante dare segnali precisi e immediati – apre la conferenza stampa il Procuratore di Taranto Capristo – le sacche di malaffare purtroppo sono presenti in tutti gli ambienti. Ma le responsabilità sono personali e non riguardano tutto il corpo militare”. “E’ stato possibile ottenere questi risultati – aggiunge il Pm Carbone, già segretario generale Anm – grazie a nuovi strumenti normativi. Speriamo che il legislatore vada avanti con le leggi anti corruzione e che non si facciano passi indietro”. Infine, l’ammiraglio Serra: “Se nella mia organizzazione ci sono elementi che si sono allontanati dal principio della divisa che indossiamo, è chiaro che è nostro interesse che questi vengano allontanati. Per questo ci siamo messi a disposizione nelle indagini della Finanza”.

Share Button