Ilva: “Le decisioni del gip non influenzano la vendita”

No al patteggiamento con i Riva, per i quali “rimane immutata la volontà di collaborazione con la magistratura di Milano e di Taranto, e con il Governo”. Lo afferma il Gruppo Riva stesso, in risposta alla decisione del Gip della procura lombarda Maria Vicidomini di respingere l’istanza di patteggiamento. L’accordo tra i Riva e la Procura lombarda – per la giudice – sul rientro, dalla Svizzera in Italia, del miliardo e trecento milioni di euro per le bonifiche, “rischia di tradursi in una abdicazione (…) alla tutela di molteplici e variegati interessi non solo da parte degli imputati – scrive il Gip – ma anche del commissario straordinario di Ilva spa e del curatore speciale di Riva Fire” e di coloro che hanno il diritto ad essere risarciti. Interessi “che richiederebbero altre forme di salvaguardia”.

Il Gip ha inoltre ritenuto troppo basse, “incongrue”, le pene concordate con la procura per i tre Riva, e cioè 2 e mezzo per Adriano, tra i 4 e i 5 anni per Fabio, e circa 2 anni per Nicola. Sono imputati a vario titolo di bancarotta e di reati fiscali.

Insomma per la giudice, nessun patteggiamento, pene basse e fondi insufficienti alle bonifiche. Quali le conseguenze? “Non si ritiene che la decisione del gip possa influire sul processo di vendita”, fanno sapere voci vicine ai tre commissari Ilva. Convoca invece, per venerdì 9, i parlamentari ionici il sindaco di Taranto per decidere quali iniziative adottare. I sindacati temono rallentamenti sulle bonifiche. E questo sarà uno dei punti in discussione al Mise, il 20 febbraio.

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