Inchiesta Eni in Basilicata. Il procuratore Gay: nostre misure confermate in Riesame e Cassazione

Le misure cautelari personali nei confronti di manager e dirigenti dell’Eni – fatte eseguire il 31 marzo 2016 dalla Procura della Repubblica di Potenza, insieme al sequestro preventivo del centro oli di Viggiano (Potenza) dell’Eni – sono state “confermate in toto sia dal Tribunale del riesame sia dalla Corte di Cassazione”.

Lo ha detto il Procuratore della Repubblica del capoluogo lucano, Luigi Gay, definendo il processo penale in corso “processualmente e tecnicamente opposto a qualsiasi soluzione che possa definirsi ‘archiviazione'” e aggiungendo che “senza ombra di dubbio non consente, allo stato, alcuna censura sull’operato investigativo e processuale della Procura potentina”.

Gay, riferendosi ad alcuni articoli che, nei giorni scorsi, hanno ricostruito l’inchiesta con particolare riferimento al “filone-stralcio” trasmesso alla Procura della Repubblica di Roma, ha spiegato che il procedimento riguardante l’Eni, “seguito dalla Direzione distrettuale antimafia di Potenza e dalla Procura nazionale, non è stato oggetto di alcuna richiesta di archiviazione né si sarebbe mai avviato verso un simile esito processuale”.

Si tratta proprio della parte dell’inchiesta che ha portato agli arresti del 31 marzo 2016 e al sequestro del centro oli di Viggiano: tale procedimento – ha spiegato Gay – “è stato definito il 28 luglio 2016 con richiesta di rinvio a giudizio di ben 52 imputati, tra cui manager Eni, per diversi illeciti ambientali, nonché a carico della medesima compagnia petrolifera italiana, imputata quale persona giuridica”.

Il processo si sta svolgendo davanti al giudice per l’udienza preliminare di Potenza: tre udienze si sono già svolte, la quarta è in programma per il 31 gennaio. (ANSA)

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