Usura. Tassi al 200 per cento, arrestati padre e figlio a Lizzano, nel tarantino

Due uomini, padre e figlio, sono stati arrestati dai carabinieri di Lizzano (Taranto) con l’accusa, a vario titolo, di concorso in usura e esercizio abusivo dell’attività finanziaria, con l’aggravante di aver prestato denaro a persone in stato di bisogno.

Si tratta di Cosimo Damiano Surgo, di 53 anni, con precedenti specifici (nel 2008 ebbe un sequestro di beni del valore di 7 milioni di euro), e di suo figlio Pasquale, 30enne, incensurato, ai quali è stata notificata una ordinanza di custodia cautelare.

Secondo gli inquirenti, i due gestivano un giro di usura in danno di otto imprenditori residenti in provincia di Taranto e di Lecce (Porto Cesareo, Leverano, Copertino, Novoli e Sava) e i ricavi venivano ‘ripuliti’ attraverso l’utilizzo di prestanome, alcuni dei quali rispondono di riciclaggio e favoreggiamento. Sono 13 gli indagati a piede libero: tra questi tre vittime dell’usura. Padre e figlio – sempre secondo l’accusa – prestavano denaro con tasso d’interesse annuo che poteva arrivare anche al 200 per cento, e si avvalevano anche dell’appoggio di pregiudicati del luogo per convincere le vittime a saldare quanto dovuto.

Nel corso dell’attività investigativa, avviata nel 2013, è emersa l’attitudine dei due ad eludere i controlli dei carabinieri. Alcune vittime, che ora rispondono del reato di favoreggiamento, versavano in una sorta di “sudditanza psicologica” e chiamavano Cosimo Damiano Surgo “compà”.

Questi imprenditori vessati si preoccupavano persino di mettere in guardia i Surgo dell’esistenza d’indagini a loro carico, dopo essere state interrogate per chiarire le transazioni a fondamento dell’emissione o girata di assegni.

Share Button