Le mani della ‘ndrangheta su Taranto: 38 arresti


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imageIl clan più pericoloso al mondo della ‘ndragheta calabrese, a Taranto, per il tramite di Pelé. Il noto boss Giuseppe Cesario, morto a marzo 2014. Ma anche dei boss Orlando D’Oronzo e Nicola De Vitis. 38 arresti tra cui 5 donne: 30 in carcere e 8 ai domiciliari, eseguiti all’alba dalla Finanza, su richiesta della Dda di Lecce. Queste le immagini dei finanzieri in azione. Associazione mafiosa, usura, estorsione, armi, traffico di droga e contrabbando di sigarette, intimidazioni, violenze e minacce. È l’operazione Feudo, partita nel 2012 da un controllo fiscale a un commerciante. “Si e squarciato un velo su una realtà preoccupante – afferma Vicanolo, comandante regionale guardia di finanza – dietro alla facciata di imprese con prestanome con fedina penale pulita, si facevano strada in agenzie di pompe funebri (le ali di Dio a Statte), nel mercato ortofrutticolo, ittico e correlati, centri scommesse,pizzerie, profumerie e negozi di detersivi”. Attività tutte sequestrate nel corso del operazione. Oltre a una villa abusiva, tre immobili, 5 auto e 3 moto. È ancora, nel 2013, oltre due chili di cocaina, una pistola Smith e wesson e una mitraglietta classificata come arma da guerra. 230 chili poi, nello stesso anno, di sigaretta di contrabbando. Impressionati i dati dell usura che schizzavano fino al 306 per cento. Affiliato al clan, o meglio, al “consorzio di clan”, come li definisce il procuratore della Repubblica di Lecce Cataldo Motta, pure il noto imprenditore tarantino Egidio Guarino, con il compito di gestire i soldi sporchi da riciclare. Emergono da intercettazioni i suoi consigli: aprire attivita commerciali di copertura a stili di vita esorbitanti. Un giro di soldi da capogiro: frutto del unione delle forze economiche tra clan. Impegnati nella operazione 280 uomini.

“Impressionante la capacità di presa sul sistema economico, – afferma Vicanolo – che si fonda anche sul consenso sociale . C’è una ricerca attenta da parte dei clan, dell’appoggio della società civile, con strumenti che sembrano meno invasivi ma sono pericolosissimi, tipo feste patronali, inviti di musicisti, bancarelle. Oppure anche con l’assunzione di lavoratori in imprese importanti. Il tutto a discapito di una economia sana, di fronte a una mafia parassitaria. Non è vero che non si può reagire . Chi è sfiduciato e non vede la luce in fondo al tunnel, sappia che la luce c’è. E abbiamo gli strumenti per tutelare la sicurezza delle fonti”.

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