Mafia: arresti a Bari, trovato anche bazooka.

Carabinieri Martina FrancaBari – C’è anche un bazooka, trovato – nell’ottobre scorso – nascosto in campagna sottoterra, nella disponibilità di un gruppo di affiliati al clan di stampo mafioso ‘Di Cosola’ nei cui confronti i Carabinieri hanno eseguito un provvedimento di custodia cautelare emesso dalla Direzione Distrettuale antimafia di Bari. L’operazione dei carabinieri, avvenuta con l’ausilio dei Nuclei Elicotteri e cinofili, ha interessato Bari e provincia. Le persone raggiunte dal provvedimento di custodia cautelare sono personaggi di spicco della criminalità organizzata barese e dovranno rispondere di associazione per delinquere di stampo mafioso aggravata dall’uso delle armi. Si tratta della conclusione di indagini, durate mesi, nel corso delle quali sono state verificate circostanze riferite da collaboratori di giustizia a seguito anche di un’altra operazione dei Carabinieri, chiamata ‘Pilastro’, che permise l’arresto nell’aprile scorso di 64 presunti affiliati. Le indagini hanno consentito di recuperare numerose armi, anche da guerra e persino il bazooka (recuperato nelle campagne lo scorso 23 ottobre), tutto materiale a disposizione degli arrestati. Al clan si potevano affiliare anche ragazzini minorenni che dovevano sottoporsi a particolari ‘prove’ e il gruppo criminale aveva a disposizione numerose armi da guerra: sono questi alcuni degli elementi emersi dall’indagine che ha portato all’arresto a Bari di quattro persone, tutte appartenenti al clan Di Cosola, da parte dei carabinieri. Gli arrestati sono Luigi Guglielmi, di 33 anni, Giovanni Martinelli, di 48, Carlo Giurano, di 31 e Alfredo Sibilla, di 29. “Ordinanze che colpiscono elementi al vertice di due frange del clan Di Cosola – ha spiegato il comandante provinciale dei carabinieri, il colonnello Vincenzo Molinese – sulla base di due episodi avvenuti a Ceglie del Campo”. Due distinti ferimenti avvenuti il mese scorso, che hanno dimostrato come, con il boss Antonio Di Cosola ormai in carcere, tra suoi affiliati era cominciata una scissione interna avviando una guerra tra fazioni contrapposte per il predominio del territorio. Fazioni capeggiate in un caso da Guglielmi e nell’altro da Martinelli. “Un clan che aveva in atto un’operatività piena per conquistare la leadership della consorteria – ha proseguito Molinese – e che aveva a disposizione anche un bazooka a dimostrazione del loro potenziale offensivo”. Armi, tutte in piena efficienza, trovate in campagna nel territorio di Ceglie del Campo, grazie alle rivelazioni di collaboratori di giustizia. Armi pronte a essere usate. Da qui la necessità investigativa di agire in tempi brevi per evitare l’escalation di una guerra di mala interna allo stesso gruppo criminale. E tra la singolarità del metodo di affiliazione al clan la presenza dei cosiddetti “promessi”. Una specie di stagisti ai quali i clan assegna compiti criminali da portare a termine per guadagnarsi l’affiliazione. Tra i “promessi” anche ragazzi minori di 18 anni.

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