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Lecce. Sequestrati ulivi del piano Silletti, si vagliano anche attività Università di Bari

Un decreto di sequestro preventivo d’urgenza di tutti gli ulivi salentini interessati dal piano per l’emergenza Xylella è stato emesso dal procuratore della Repubblica di Lecce, Cataldo Motta, e dai pm Elsa Valeria Mignone e Roberta Licci ed eseguito da agenti del Corpo forestale dello Stato. Dieci le persone indagate. 

UliviAl vaglio dei pm c’è anche l’attività svolta in ambito scientifico dall’Università di Bari, dallo Iam di Valenzano e dal Centro di Ricerca e sperimentazione in agricoltura ‘Basile Caramia’ di Locorotondo (Bari), che sono – secondo i magistrati – i “protagonisti assoluti e incontrastati nella storia Xylella”.

Il ruolo dell’Università di Bari

Lo studio sarebbe stato gestito in maniera “monopolistica”. L’Università di Bari avrebbe individuato inoltre “con estremo ritardo” il batterio Xylella.

Secondo i magistrati “la sintomatologia del grave disseccamento degli alberi di ulivo non è necessariamente associata alla presenza del batterio, così come d’altronde non è allo stato dimostrato che sia il batterio, e solo il batterio, la causa del disseccamento”.

I primi essiccamenti anomali sarebbero stati notati intorno al 2008 nelle campagne fra i comuni di Gallipoli, Racale, Alezio, Taviano e Parabita. Un approfondimento investigativo è stato effettuato dai magistrati anche sulla “sperimentazione dei prodotti della Monsanto”, una multinazionale.

Sarebbe emerso che “due società interessate dalle sperimentazioni in campo in Salento (Monsanto e Basif) sono collegate tra loro da investimenti comuni, avendo la Monsanto acquisito sin dal 2008 la società Allelyx”. Fanno notare gli investigatori della Forestale, nella loro informativa, che Allelyx è la parola Xylella scritta al contrario.

La dichiarazione del Commissario Straordinario Giuseppe Silletti

“Stiamo operando in difesa del paesaggio” in “modo opposto a quello della Xyella” riferisce all’Ansa il commissario straordinario per l’emergenza Xylella, Giuseppe Silletti, interpellato sull’inchiesta della Procura di Lecce, nell’ambito della quale lo stesso commissario è indagato insieme con altre nove persone.

“Se si guarda a Gallipoli quello che ha fatto la Xylella, che ha distrutto il paesaggio e tutti gli ulivi – ha rilevato Silletti – si comprende che stiamo operando in modo semplicemente opposto. Così come stiamo cercando di fermare il batterio”.

Gli altri indagati

Oltre al commissario Silletti, sono indagati Antonio Guario, già dirigente dell’Osservatorio fitosanitario regionale di Bari; Giuseppe D’Onghia, dirigente del servizio Agricoltura della Regione; Silvio Schito, attuale dirigente dell’Osservatorio fitosanitario; Giuseppe Blasi, capo dipartimento delle Politiche europee e internazionali e dello sviluppo rurale del Servizio fitosanitario centrale; Vito Nicola Savino, docente dell’università di Bari e direttore del centro di ricerca ‘Basile Caramia’ di Locorotondo (Bari); Franco Nigro, docente di Patologia vegetale all’università di Bari; Donato Boscia, responsabile della sede operativa di Bari dell’Istituto per la Protezione sostenibile delle piante del Cnr; Maria Saponari, ricercatrice dello stesso istituto; Franco Valentini, ricercatore dell’Istituto agronomico mediterraneo di Valenzano (Bari).

Il commento di Michele Emiliano

 “La notizia del provvedimento di sequestro da parte della Procura della Repubblica di Lecce è arrivata come una liberazione. Finalmente avremo a disposizione dati tecnici ed investigativi per discutere con l’Unione europea della strategia finora attuata per contrastare la Xylella, fondata essenzialmente sull’eradicazione di massa di alberi malati e sani”. E’ il commento a caldo del governatore pugliese Emiliano.

 “Questa strategia” prosegue “viene messa totalmente in dubbio dalle indagini effettuate da magistrati scrupolosi, prestigiosi e notoriamente stimati per la prudenza che li ha sempre contraddistinti nell’esercizio delle funzioni. Credo anche che possiamo considerare chiusa la fase della cosiddetta emergenza. La malattia è ormai insediata, e non può più essere totalmente debellata. Dobbiamo dunque riscrivere da zero le direttive da impartire agli agricoltori e a tutti gli altri soggetti interessati, che potranno consistere in tutti quegli atti e quelle azioni che non comportino l’eradicazione delle piante. In questi mesi la Regione Puglia ha sempre ribadito alla Procura della Repubblica di Lecce la sua disponibilità a fornire collaborazione alle indagini in corso. E anche oggi ribadisco questa disponibilità assieme alla piena fiducia negli uffici giudiziari leccesi. Mi sento di dire che questo intervento è l’equivalente di quello della magistratura tarantina nel caso Ilva”.

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