Presunto caso di malasanità al San Carlo, le dichiarazioni dei chirurghi

San CarloSi è “giocata” sulle presenze in sala operatoria, e sui momenti in cui sono avvenuti alcuni delicati passaggi chirurgici, l’udienza del processo per la morte di Elisa Presta, di 71 anni, avvenuta il 28 maggio 2013 nell’ospedale di Potenza nel corso di un’operazione per la sostituzione di una valvola aortica, in cui sono imputati tre medici, i due cardiochirurghi Michele Cavone e Matteo Galatti, e il primario del reparto, Nicola Marraudino, accusati a vario titolo di omicidio colposo e falso. L’udienza è durata circa sette ore. Sono stati proprio i tre medici a voler fare dichiarazioni spontanee. Galatti è stato il primo a parlare, ed era anche il primo cardiochirurgo presente all’inizio dell’intervento: “Fin quando c’ero io in sala operatoria, le complicazioni erano rimediabili, mentre la lacerazione della vena cava avvenuta quando arrivato Cavone”. Subito dopo sono stati ascoltati due infermieri, precedendo le dichiarazioni di Marraudino prima (“C’era un sanguinamento importantissimo”, ha detto il primario, arrivato in sala dopo Galatti e Cavone) e dello stesso Cavone poi. Quest’ultimo ha ricordato di non “aver aperto il torace”, ma di essere giunto al tavolo operatorio “in una situazione di emergenza, con una paziente che aveva perso il 50 per cento del sangue e che subito dopo stata messa in circolazione extracorporea”. Solo dopo, ha precisato il cardiochirurgo, “è arrivato il primario, a cui ho prospettato la situazione, con un’eventuale lacerazione che non vedevo perché c’era troppo sangue: lui ha continuato l’intervento prendendosi le responsabilità delle scelte successive, nonostante gli avessi consigliato cosa fare”. Secondo quanto emerso dalle varie testimonianze, l’intervento vero e proprio iniziato alle ore 8.40: la prima lacerazione sarebbe stata quella della vena anonima, poi quella della vena cava. Nel corso dell’intervento sopravvenuto un arresto cardiaco (alle ore 9 circa), a cui seguita la decisione di attivare la circolazione extracorporea. L’emorragia, definita più volte come “seria” e “importante”, e che presumibilmente ha portato alla morte della paziente, sarebbe aumentata in modo esponenziale nel corso dell’operazione.

Fonte: ANSA

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