Mafia Italia-Usa. Matera nel mirino di un asse criminale internazionale

Vasta operazione della procura distrettuale di Potenza con gli agenti della Sco e della Squadra Mobile di Matera: tutto parte dal prestito di un milione di euro a un imprenditore materano, Lorenzo Marsilio. Confermati i legami oltre oceano di Cosa nostra e ‘ndrangheta.

PoliziaPotenza – In manette con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata all’estorsione con l’aggravante del metodo mafioso e della transnazionalità. Otto le persone arrestate al termine di un’ operazione della Polizia e dell’Fbi tra Matera e New York. Tra questi, il numero tre della potente famiglia mafiosa Gambino degli Stati Uniti, Francesco Palmeri detto Ciccio l’Americano.

Un’indagine complessa che ruota attorno alla tentata estorsione da un milione di euro ai danni di Lorenzo Marsilio, amministratore dell’azienda materana Sudelettra spa. Una storia che si snoda tra l’America e l’Italia e che comincia trent’anni fa, quando Marsilio, in un momento di difficoltà economica della sua impresa, chiese al suo compaesano che si era trasferito a Brooklin, Giovanni “Johnny” Grillo, un prestito di 400 milioni di lire. I soldi sarebbero stati tutti restituiti nel tempo, ma il soggetto chiamato all’epoca a fare da intermediario avrebbe fatto “il furbo”, trattenendo una buona parte per sé.

Così la “famiglia” si rifà viva spedendo “cartoline” e inviando a Matera Francesco Palmeri che, accompagnato da altri due emissari mafiosi residenti in America, si presenta dall’imprenditore per esigere la restituzione del prestito, per una somma nel frattempo salita a un milione di euro.

Per comprendere il calibro criminale e la capacità intimidatoria del Palmeri basti ricordare che negli anni Ottanta fece parte del gruppo di fuoco che ammazzò in Sicilia il giudice Giangiacomo Ciaccio Montalto.

Spaventato dalla pericolosità dell’interlocutore e dalla insostenibilità della situazione, l’imprenditore decide di rivolgersi alla Polizia . La Squadra Mobile di Matera , quindi, avvia una serie appostamenti e di riprese all’esterno dell’azienda Sudelettra presa di mira dall’estorsione, riuscendo a filmare tre noti delinquenti beneventani nell’atto di fare sopralluoghi evidentemente finalizzati all’esecuzione di attentati intimidatori. Intanto il Servizio Centrale Operativo che coordina l’attività di tutte le Squadre Mobili d’Italia compresa immediatamente la rilevanza transnazionale dell’operazione, chiama in campo l’Fbi che a sua volta identifica gli americani “di contorno” all’under boss così da individuare le responsabilità di criminali beneventani e siciliani.

La Procura Distrettuale Antimafia di Potenza, competente per territorio su crimini di stampo mafioso, ha potuto così chiedere l’emissione di otto ordinanze di custodia cautelare in carcere. Il Gip ha confermato e disposto l’arresto per “gli amici americani” che si sono scomodati a raggiungere Matera per estorcere denaro all’imprenditore ovvero Francesco Palmeri, Johnny Grillo quest’ultimo fermato da agenti della Squadra Mobile di Matera prima di salire a bordo di un aereo da Malpensa a New York con biglietto di solo andata e Salvatore Farina, figlio del defunto boss di Cosa Nostra Ambrogio, in carcere a Palermo dove era appena uscito per un permesso visita al cognato e ancora Raffaele Valente, Daniele Cavoto e Carlo Brillante, malavitosi beneventani assoldati dai Gambino per l’attentato intimidatorio. L’indagine ha confermato l’esistenza di un consolidato asse criminale tra i sodalizi mafiosi radicati negli USA e le organizzazioni malavitose operanti sul territorio italiano.

Altri particolari emersi dall’inchiesta Underboss

Dando questi soldi ”non avrai più problemi’ e ”noi ti aiuteremo per qualsiasi esigenza” assicurando ”anche appoggi politici”. E’ uno dei particolari che emerge dall’inchiesta ”Underboss”, in base a varie conversazioni tra l’amministratore della Sud Elettra, Lorenzo Marsilio, Francesco Palmeri (”Ciccio l’americano”, della famiglia Gambino), Giovanni Grillo e Salvatore Farina (che secondo gli investigatori è affiliato al boss Cesare Bonventre). Tutti latori di ”imbasciate dall’America”, recapitate non solo a voce, ma anche attraverso cartoline e messaggi anonimi: ”Dopo i vari tentativi – è scritto in una lettera scritta a mano e lasciata alla casella postale della Sud Elettra nel 2013 – andati a vuoto le chiediamo di mettersi in contatto con il nostro incaricato riguardo al contenzioso che si protrae da quasi 30 anni, non ci faccia pi aspettare”.

”Ciccio l’americano” parla a nome dei Gambino di New York, ma per convincere l’imprenditore lucano a onorare il suo debito, gli ricorda anche chi è l’altro referente: ”Cerca su Google Salvatore Farina” e ”vedi con chi hai a che fare”, utilizzando quindi una sorta di ”pizzino 2.0”. Per gli investigatori che hanno condotto l’inchiesta ”Underboss”, Farina è un affiliato al boss Cesare Bonventre, capo dell’altra storica famiglia della mafia newyorkese, i Bonanno: l’invito era chiaro, e puntava a far ”scoprire” all’imprenditore – secondo quanto stato spiegato nella conferenza stampa che si svolta stamani a Potenza – attraverso i link in rete, che Farina era, con il padre, uno dei componenti del gruppo di fuoco che nel 1983 uccise il pm Ciaccio Montalto. Tutti poi furono pero assolti, ma la ”velata” minaccia poteva pero essere idonea, secondo le intenzioni di ”Ciccio l’americano”, ad ammorbidire l’imprenditore.

Lo scenario che emerge dall’inchiesta ”Underboss” sui rapporti tra la Cupola newyorkese dei Gambino e dei Bonanno ” un passato che ritorna” e che dimostra che ci sono ”cellule di collegamento tra l’Italia e gli Stati Uniti, forse silenti, ma attive e in espansione”, con l’ipotesi che le famiglie della Grande Mela possano cercare un ponte per nuove attività imprenditoriali nel Sud Italia. E’ quanto hanno spiegato gli investigatori nel corso della conferenza stampa a Potenza. Gli ”emissari” americani, inviati in Italia per riscuotere un credito vecchio di 30 anni, hanno trovato appoggi logistici in Sicilia, Calabria e Campania, e l’entità del debito (120 milioni di lire effettivamente ricevuti nel 1983 a fronte di una ‘richiesta’ di 400 milioni e diventati un milione di euro nel 2013) lascerebbero trasparire, secondo i magistrati, la volontà non tanto di recuperare il denaro, ma di aprire – attraverso minacce e intimidazioni- un varco per nuove attività imprenditoriali. Dalle intercettazioni sarebbe anche emerso ”un intreccio rilevante”, secondo il Procuratore Luigi Gay, e un riferimento a un personaggio indicato ”come il capo, a Matera, una persona ‘di rispetto”’, su cui proseguono le indagini.

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