Sequestro Siderpotenza. Le reazioni della politica

POTENZA – Diossina, furani, monossido di carbonio e ”altri composti nocivi”: ecco cosa contenevano le ”emissioni dannose” dello stabilimento siderurgico ”Siderpotenza” di Potenza, di proprietà del gruppo Pittini di Osoppo (Udine), posto sotto sequestro oggi dal gip del capoluogo lucano, con un provvedimento che ha subito determinato il blocco delle lavorazioni, la messa in libertà di circa 250 operai e la ”forte preoccupazione” dei sindacati.

Sono indagati Marco Minini e Federico Pittini, dirigenti del gruppo friulano, e la stessa ”Ferriere nord” di Osoppo, che ha tratto ”vantaggi anche economici” dalla produzione: prese in carico lo stabilimento dal gruppo Lucchini il 18 aprile 2002, con l’intenzione di ”portarlo ad alto livello”.

Il sindaco di Potenza, Dario De Luca – in una nota diffusa dall’ufficio stampa – ha auspicato che “la vicenda trovi una soluzione nel più breve tempo possibile a tutela dell’ambiente e a salvaguardia dell’occupazione dei dipendenti”. De Luca ha inoltre sottolineato “la massima fiducia nell’operato della magistratura”.

Durissimo invece il consigliere regionale della Basilicata Gianni Rosa (Fratelli d’Italia) il quale ha chiesto le dimissioni dell’assessore regionale all’ambiente, Aldo Berlinguer, “che non può sottrarsi alle sue responsabilità istituzionali”. “Ci aspettiamo che” – ha aggiunto Rosa – “rassegni le dimissioni immediate per il mancato esercizio della sua funzione. È dalla legislatura precedente che sollecitiamo la Regione e i suoi enti strumentali competenti di intensificare i controlli sulla ferriera potentina e sull’ambiente circostante. Abbiamo moltiplicato le richieste, soprattutto da quando si è insediata la nuova Giunta di tecnici. Siamo stati con il fiato sul collo dell’assessore Berlinguer il quale ha sempre tergiversato e senza mai fornirci informazioni e dati certi”.

Cosimo Latronico, deputato lucano di Forza Italia: “Quello che ci preoccupa, anche dopo questa vicenda è che il controllo sulla qualità delle attività produttive ed il relativo monitoraggio ambientale, sia sempre più affidato in ruoli di supplenza agli organi giudiziari. Siamo preoccupati per il destino produttivo dell’impianto che coinvolge centinaia di lavoratori e per il danno ambientale che se dovesse essere confermato chiama in causa responsabilità e una debolezza di sistema, non più tollerabili. Chiederò al Ministro dell’Ambiente e a quello dello Sviluppo economico di venire a riferire in aula, ciascuno per le proprie competenze, perché si intervenga con immediatezza sulla questione aperta dall’iniziativa giudiziaria della Procura di Potenza che ha portato al sequestro di parti dell’impianto ed al fermo dell’attività produttive”.