Valbasento, falde acquifere ricche di sostanze tossiche

valbasentoMATERA – Inquinamento della Valbasento. Ecco, in sintesi, i dati ufficiali diffusi dall’Arpab e consultabili sul sito internet della stessa Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Basilicata a conclusione di uno studio geologico e delle caratteristiche geochimiche delle acque sotterranee di quella che ormai viene definita la “Valle dei veleni”, individuata dalla Legge n.179 del 2002 come Sito di Interesse Nazionale.

Dunque, se per qualcuno fosse ancora una novità, dall’analisi emerge che, nella falda del Sin Valbasento, vi è una notevole presenza di sostanze tossiche quali solfati e manganese, in concentrazione ben superiore ai limiti, in tutte e tre le zone industriali indagate: Salandra Ferrandina e Pisticci .

I composti alifatici clorurati cancerogeni, invece, sono stati rinvenuti “solo” a Macchia di Ferrandina ed a Pisticci Scalo. In particolare, lo studio dell’Arpab mostra come a Salandra Scalo il tenore di manganese supera i limiti di legge nel corso del 2004, per arrivare nel 2006 ad essere circa 80 volte la soglia di legge.

A Pisticci il manganese è, come i solfati, costantemente oltre i limiti di legge; dal 2004 al 2012 il valore medio si mantiene costante su quantità di circa 110 volte superiore ai limiti di legge.

“Il manganese – ricordano in un comunicato la professoressa Albina Colella ed il dottor Giorgio Santoriello – se assorbito in quantità eccessive, provoca gravi danni all’organismo ed in particolar modo alle vie respiratorie, al cervello e al sistema nervoso; secondo alcuni studi favorirebbe lo sviluppo del morbo di Parkinson”. Ma c’è di peggio.

A Ferrandina, nel 2004 , il tricloroetilene, noto come trielina, sostanza considerata a forte sospetto di cancerogenità raggiunge un picco pauroso di 120 volte la soglia di legge. Il tenore di tricloroetilene cala negli anni ma traccia comunque una curva sempre di molto oltre i limiti consentiti.

Il fatto che tali dati non siano completi, a detta di Colella e Santoriello, ne aumenta la gravità. L’analisi Arpab, tra l’altro, è assimilabile alla richiesta di intervento dell’ Asm inoltrata ai Comuni dell’area che hanno portato i sindaci di Ferrandina e Pisticci a vietare, con apposita ordinanza, l’attingimento delle acque sotterranee e di falda e l’utilizzo delle stesse da parte di insediamenti umani, produttivi e zootecnici presenti lungo la valle del Basento. E se per molti la bonifica della Valbasento è considerata pre – condizione per il rilancio dell’area, non si comprende come l’ultimo finanziamento di 47 milioni di euro derivante dall’Accordo di Programma quadro che dovrebbe bonificare tra l’altro anche l’area industriale di Tito è ancora fermo nel cassetto. Le speranze sono ora tutte riposte nel nuovo Governo regionale.

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