Scuola di via Bramante a Matera, Pedicini lancia l’allarme sicurezza pubblica

foto 1-4MATERA – Un problema di sicurezza urbana. E’ quello che è diventata, nel corso degli ultimi mesi, la scuola di via Bramante, a Matera. Chiusa nell’agosto 2012 da un ordinanza sindacale a causa della vulnerabilità sismica, la struttura sarà presto ricostruita coi fondi del Piano nazionale per le Città ma nel frattempo è il caso che il Comune si occupi finalmente di controllare l’edificio fino all’avvio dei lavori.

Il consigliere comunale d’opposizione, Adriano Pedicini, infatti, quest’oggi in una nota ha mostrato, con tanto di immagini a corredo, la pesante situazione di pericoloso degrado in cui versa. Soltanto sbirciando dalla porta d’ingresso aperta ci si accorge che tutto, all’interno, è stato saccheggiato e distrutto.

Inoltrandosi, poi, si avverte forte l’olezzo di escrementi. Facile ricostruire cronologicamente l’accaduto: l’edificio è stato abbandonato, qualcuno ci è entrato per sfogare bassi istinti, come spesso accade a Matera, distruggendo tutto; poi qualcuno ha approfittato per ripulirlo di suppellettili e parti dell’impianto elettrico rinnovato qualche mese prima della chiusura oppure dei termosifoni.

E oggi qualcuno nella scuola di via Bramante addirittura ci vive, visto che in alcune aule ci sono residui di cibo cucinato in loco. Verrebbe facile da pensare che si tratti di immigrati, visto che sui muri interni campeggiano scritte in arabo che fanno pendant con quel “2019 volte vergogna” graffitato all’esterno all’epoca delle proteste per la chiusura della scuola.

In realtà, che si tratti di inciviltà comunitaria o extracomunitaria, non fa differenza, piuttosto tutto questo fa ancora una volta specie, perché vedere una scuola, a prescindere simbolo di crescita, umana, culturale e morale, ridotta a brandelli dall’idiozia ed eletta a dormitorio dalla disperazione è desolante, da un lato perché c’è ancora chi intende il pubblico non come “anche suo” bensì come “esclusivamente suo” dall’altro perché in un momento in cui si parla di cambiare i connotati alla città per diventare esemplari a livello europeo sono ancora questi pugni nello stomaco a cambiare il volto della comunità, già pieno di cicatrici.

Eppure non c’era bisogno di arrivare a questo per capire che quello della scuola di via Bramante, dopo la chiusura, oltre che un problema di continuità didattica si sarebbe presto trasformato in un problema di sicurezza del quartiere.

Emanuele Giordano, nella trasmissione “Cuccurucù”, nel maggio scorso, l’aveva gridato dopo aver dato voce al parroco dell’adiacente chiesa di San Paolo. Per questo la denuncia odierna di Pedicini fa ancora più male, perché frutto di un triste e masochista destino cui colpevolmente e puntualmente la città si sottopone.

E la denuncia del consigliere non è solo mediatica, ma anche formale, essendosi rivolto ai Carabinieri che, dal canto loro, hanno spiegato di essere già al corrente della questione, essendo intervenuti in più occasioni, nelle quali hanno anche messo al corrente la Polizia Municipale che però, almeno fino ad oggi, non ha ancora provveduto a mettere in sicurezza l’edificio.

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