Nucleare, SOGIN ai sindaci del metapontino: “Nostra operazione per inizio smantellamento Trisaia”


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tavolo trasparenzaPOTENZA – Partiamo da una domanda. Perché è tutto racchiuso in questa semplice considerazione: può un presidente di Regione restare all’oscuro di attività – in questo caso delicate e assolutamente importanti – programmate e svolte da enti, pur nazionali, all’interno del suo territorio? La risposta è rimasta tutto sommato inevasa ma, nel contempo, è giunta lieta la spiegazione dettagliata di quanto accaduto.

il tavolo della trasparenza convocato quest’oggi, 2 agosto, presso la Sala Verrastro della Regione Basilicata (gli amministratori locali interessati lo volevano nell’area metapontina), si è risolto comunque nel più classico gioco delle parti. Al centro della questione il trasporto di materiale effettuato nella notte tra domenica 28 e lunedì 29 luglio scorsi dal centro Itrec – Trisaia di Rotondella con destinazione l’aeroporto militare di Gioia del Colle. Tra le singole spiegazioni, non meno importante, è giunta la sottolineatura per bocca di SOGIN che di quel materiale andato via – a proposito, non erano le famose barre di uranio americane provenienti da Elk River ma 1,5 kg di uranio arricchito e ossido d’uranio – non ve ne sarà depositato dell’altro. Anzi, altri 12 kg di materiale solido saranno prima o poi trasferiti, mentre per dell’altro (circa 500 kg di rifiuti nucleari liquidi) ”saranno confezionati secondo le norme e le procedure – ha continuato la SOGIN – e resteranno temporaneamente nel sito fino all’allontanamento definitivo” per terminare il processo denominato “prato verde” e restituire quel lembo di territorio che dagli anni 60′ è dedito alle attività di ricerca nucleare prima e conservazione poi.

La riunione era stata chiamata con urgenza con tutti i soggetti interessati e togliere quell’alone di mistero seguito al “blitz” nel centro materano. Necessaria per dare risposte concrete.
Intorno al tavolo ovale, si sono accomodati i membri politici regionali con l’arbitro in pectore e governatore lucano Vito De Filippo, i vari sindaci dell’area metapontina, il Direttore dell’ARPAB Raffaele Vita, l’ISPRA – Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale – per voce del Dott. Lamberto Matteocci, e sopratuttto la SOGIN, con l’intervento tra gli altri del Responsabile Decommissioning Centro Sud Italia Severino Alfieri.

Da parte dei sindaci, gli interventi hanno riguardato una dura presa di posizione nei confronti di un’azione “svolta in assoluta segretezza e con arroganza – ha dichiarato il primo cittadino di Policoro Rocco Leone – ma subito rilevata dal territorio, provocando un allarme generale e conseguente danno d’immagine nazionale proprio durante il periodo dell’anno di maggior afflusso turistico nella zona.”

La SOGIN ha ribattuto confermando la propria natura di braccio operativo – su indicazioni del Governo e ministeri vari – e disponendo la massima trasparenza fin dove le è concesso, con risvolti penali ove vi sia fuga di notizie preventive, ed in tema di sicurezza.

Tutto nasce dal trattato siglato il 27 marzo 2012 dall’allora Governo Monti e la restituzione, concordata tra Paesi, di materiale sensibile contenuto nei siti italiani e di cui la SOGIN detiene la supervisione. Una decisione presa nel 2004 con il materiale americano da rimpatriare e che per quanto riguarda Rotondella – programmato da tempo ma tenuto in gran segreto – ha visto lo spostamento sulla SS 106 in sinergia con ispettori e Vigili del Fuoco a coordinare il lavoro come per altre zone d’Italia (vedi una prima operazione dello scorso novembre). Ne più ne meno. Ma allora, perché tanto clamore?
La protesta del 2003 per l’identificazione a Scanzano del sito unico nazionale per le scorie radioattive fa ancora la sua parte. A testimonianza che la soglia d’attenzione è più che mai alta, sul fronte comune degli amministratori locali, le parole dei Sindaci di Rotondella Vincenzo Francomano e Nova Siri Giuseppe Santarcangelo, hanno parlato di “inaccettabile silenzio della Prefettura di Matera anche a conclusione dei lavori, la quale ha provocato delle congetture.”

Una presa di posizione diretta a cui la Prefettura non ha potuto rispondere perché assente, insieme al Governo nazionale, e che si vuole parte attiva nei confronti da avviare in futuro.

Per ora il mistero è ridotto a “difetto comunicativo”. La SOGIN abbandona la Regione con l’invito a discutere le prossime azioni che certamente ci saranno e spegnere ogni vena polemica. Una visione accettata ma con le dovute accortezze da parte delle associazioni presenti, le quali hanno allargato le questioni. Il tavolo della trasparenza – trasmesso in diretta streaming – ha fatto la sua parte. Ad ognuno le proprie conclusioni.

Il reportage in due parti di Nico Basile

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