La fiammata di Viggiano e la serenità di Eni e Arpab

Matera – Il 28 Settembre scorso una fiammata ha divampato dal Centro Oli Eni di Viggiano; la conseguenza: una forte rumore avvertito nel raggio di diversi chilometri e anche un po’ di apprensione tra la gente. L’azienda petrolifera ha subito indicato, dopo l’accaduto, una causa ben precisa: “una normale procedura – hanno detto dall’azienda – ha convogliato verso la torcia di sicurezza una quantità di gas superiore alle condizioni immediatamente precedenti, da cui una fiamma alta per un breve periodo di tempo”. Pronta la risposta dell’associazione ambientalista Ola, che si sta chiedendo negli ultimi giorni “perché non sia scattato un piano di emergenza all’esterno dell’impianto o come mai” – dicono dal Laboratorio per Viggiano – “non sia stato ancora previsto un piano di zonizzazione acustica dato che i rumori che ci sono in questi casi sono boati insopportabili”. Sulla questione è intervenuta anche la Regione Basilicata che ha convocato intorno al tavolo soggetti pubblici e privati. Eni ha confermato la dichiarazione esposta subito dopo l’evento; dal canto suo l’arpab ha comunicato che “tutti i dati provenienti dalle cinque centraline nelle ore immediatamente antecedenti e successive all’evento non hanno rilevato alcun superamento dei valori di qualità dell’aria. La sola centralina denominata Grumento 1 ha evidenziato nel tardo pomeriggio un leggero innalzamento dei livelli di ossidi di azoto e di anidride solforosa, comunque ampiamente sotto i limiti di legge”. Il Direttore generale del dipartimento Donato Viggiano ha richiesto, comunque, ad Eni, un ulteriore successivo approfondimento sulle motivazioni tecniche del’accaduto. In generale,” questa deve essere l’occasione – ha auspicato, infine, l’assessore Vilma Mazzocco – per verificare tutti i livelli di sicurezza dell’impianto e organizzare frequenti incontri tra Eni e cittadini dei comuni coinvolti, nell’ottica della massima trasparenza”.

 

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