Cinghiali: l’assalto al campo di meloni a San Giuliano

I meloni danneggiati

MATERA – Dal rione Agna al parco della Murgia, passando per contrada La Vaglia e la diga di San Giuliano: Matera torna ad essere battuta dai cinghiali. Accade nelle ore serali e notturne, soprattutto nelle campagne ma anche in aree assai vicine alla città e quindi al centro abitato. Ancor prima che il potenzialmente pericoloso impatto con la comunità, di questi animali preoccupa il fatto che finiscono col danneggiare terreni e colture. L’ultimo episodio, in ordine di tempo, è capitato a Michele Buono, coltivatore diretto proprietario di un appezzamento di terra nei pressi della diga di San Giuliano, a ridosso della statale 7. Ci ha guidati tra gli spazi dove ha coltivato meloni, cocomeri e pomodori, che da Ferragosto ad oggi sono stati letteralmente distrutti dai raid notturni dei cinghiali che, in branco, risalgono dalle sponde del Bradano e raggiungono le campagne. Un problema serio, anche perché al dramma delle colture distrutte fa da contraltare l’opinione degli ambientalisti e degli ecologisti che si oppongono alla caccia programmata della specie. La Provincia di Matera, cui compete la titolarità sull’oasi di San Giuliano, pare stia affrontando il problema aprendo la caccia al cinghiale in zona, attraverso l’installazione di apposite piattaforme per l’avvistamento. Una scelta contestata, però, con tanto di richiesta di rimozione del dirigente competente, da parte delle associazioni Falco Naumanni, Lanius, Città plurale, Fai, Lipu, Movimento azzurro, Mutamenti a Mezzogiorno e WWF di Matera, oltre che dal Forum ambientalista di Pomarico, i quali rivendicano l’utilizzo di altri sistemi di controllo delle specie, come avviene in altri parchi.

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