Domani Pepe dal Gip

Franco Pepe

MATERA – Dopo sei giorni di domiciliari, arriva il momento di essere ascoltati dal Giudice per le indagini preliminari per Franco Pepe, comandante della Polizia Municipale e dirigente del Comune di Matera raggiunto, all’alba il 17 gennaio scorso, da un mandato di arresto eseguito dalla Guardia di Finanza, su disposizione della Procura cittadina, insieme ai vigili urbani, Cesare Rizzi e Vincenzo Scandiffio e al dipendente comunale, Nicola Colucci, con le accuse di abuso d’ufficio in concorso e concussione aggravata e continuata. Pepe, domattina alle 10, incontrerà il Giudice per le Indagini Preliminari Rosa Bia per chiarire la sua posizione in merito ai reati contestatigli. “Essendo saltata la fase della notifica delle indagini e la possibilità per l’indagato di discolparsi – ha detto in un’intervista al Quotidiano della Basilicata l’avvocato difensore, Carmine Ruggi, si procederà al primo atto difensivo in cui poter fornire i necessari chiarimenti” e conferma, come già annunciato nei giorni scorsi, che per il suo cliente verrà chiesta la remissione in libertà. Intanto la clamorosa vicenda dell’arresto del comandante comincia a sollevare polvere in ambito politico: il consigliere comunale del PDL,Adriano Pedicini, intervenuto già nei giorni scorsi sulla vicenda, si rivolge faccia a faccia al sindaco Adduce, dichiarando che “non può ignorare la questione morale, sottovalutare quanto accaduto, ridurla a banali e sterili comportamenti da sottrarre alla sua competenza ed alla sua coscienza di primo cittadino, vista la gravità assoluta dei fatti”. Pedicini in pratica chiede che sindaco e Giunta riferiscano in Consiglio sull’operato degli assessori e dei funzionari coinvolti, tirati in ballo da intercettazioni trapelate sulla stampa nei giorni scorsi. “Qui non si vuol essere censore di nessuno, non si ha neanche questa pretesa – dice – ma quello che si legge nell’ordinanza applicativa della misura cautelare ha dell’incredibile, poiché dipinge un quadro che fa della cosa pubblica un uso personale, in spregio ad ogni regola morale e giuridica, che va posto come riserva morale sull’amministrazione Adduce, schiacciandola alle sue responsabilità. Non ci si può sottrarre dalla questione morale, insomma – conclude Pedicini rivolgendosi ad Adduce – e non lo si deve fare. Significherebbe tradire, dare una immagine non coerente, un imbrogliare quel contratto stipulato con i cittadini che vi ha permesso di amministrare la città”.

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