Venerdì al via il processo per l’omicidio Fontana

La conferenza stampa

MATERA – Certezza della pena se c’è certezza della colpa. Camilla Schiuma non chiede altro. Venerdì, infatti, avrà luogo l’udienza del processo per l’omicidio di sua figlia Anna Rosa, avvenuto la sera del 7 dicembre 2010, davanti al portone di casa sua, in via Lucana, a Matera, per mano di Paolo Chieco. L’ex-convivente della donna, nell’udienza preliminare del novembre scorso, ha chiesto e già ottenuto, tramite il suo avvocato, Michele Scalcione, il rito abbreviato e, di conseguenza, uno sconto di un terzo della pena. Ecco perché la signora Schiuma ora invoca giustizia senza ulteriori sconti, per mettere la parola fine ad una tragedia che si riapre ogni qual volta se ne parla in Tribunale e che, oltre a lei, toglie respiro al padre e alle due sorelle di Anna Rosa, ma soprattutto ai tre figli della donna: Antonio, di 18 anni; Vito, di 14, e Francesca di 7, nata proprio dalla relazione con Chieco, non ancora del tutto consapevole di qual’è stato l’atroce destino riservato alla madre. La tenace signora Schiuma ha anche scritto una lettera al Presidente della Repubblica, raccontandogli una vicenda che è culminata con otto coltellate mortali ma che si è trascinata per oltre cinque anni, da quando Chieco aveva già colpito Anna Rosa con diciotto coltellate per aver interrotto la relazione, alle quali la donna era sopravvissuta. Uscito dal carcere dopo qualche tempo, l’uomo iniziò nuovamente a insinuarsi nella vita della ex-convivente, tentando di isolarla dalla famiglia e dai conoscenti tra minacce e intimidazioni a cadenza quotidiana – tra cui anche un tentato sequestro, spiega la Schiuma – che la magistratura, dopo svariate querele e segnalazioni, aveva tentato di scongiurare con una semplice ordinanza di stalking. “Si trattava della cronaca di una morte annunciata però – spiega la mamma di Anna Rosa – cui si è giunti perché la vicenda è stata sempre sottovalutata. Ecco perché l’udienza di venerdì prossimo – prosegue – è una delle ultime occasioni perché la famiglia Fontana possa ancora avere fiducia nella giustizia”.

 

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