Associazioni e movimenti si stringono intorno alla famiglia di Rosalba

MATERA – “Non faremo morire Rosalba un’altra volta”. Molto più di uno slogan, forse un accorato appello, un grido, sete di giustizia. Lo rivolgono alle istituzioni locali, politiche, sanitarie e non solo, i manifestanti che hanno percorso 40kilometri a piedi, da Bernalda a Matera, per giungere questa mattina davanti al tribunale del capoluogo lucano. Una scelta non casuale, proprio in occasione delle prima udienza relativa alla vicenda di Rosalba Pascucci, la giovane trentaduenne di Bernalda, deceduta un anno fa, per arresto cardiocircolatorio, provocato da uno choc emorragico, all’ospedale Giovanni Paolo II  di Policoro, in seguito ad un parto Cesareo, con il quale aveva dato alla luce i gemellini Rocco e Cristiano. A seguito di quella tragica circostanza, il medico che eseguì l’intervento sulla donna fu sospeso in via cautelativa dall’Azienda Sanitaria di Matera mentre l’assessore regionale alla Salute, Martorano, avvisò dell’accaduto il Ministro della Salute, Fazio, che predispose un’ispezione ministeriale. La Procura di Matera iscrisse nel registro degli indagati i dottori Capodiferro e Manolio, per l’ipotesi di omocidio colposo. Oggi associazioni e movimenti si stringono intorno alla famiglia di Rosalba, e lamentano, come si legge in un comunicato del Comitato Cittadini Attivi di Bernalda e Metaponto, la superficialità delle indagini finora condotte. A tutto ciò, ribadiscono i manifestanti, c’è da aggiungere la condizione di abbandono al proprio destino sia di Andrea, marito della vittima, sia dei tre figlioletti, in tenerissima età.   Nel corso della prima udienza, che si è tenuta appunto questa mattina, il gip di Matera, Roberto Scillitani, ha disposto il rinvio a giudizio dei dottori Capodiferro e Manolio. Il dibattimento è stato fissato davanti al tribunale di Pisticci, per il 24 novembre 2011. Il giudice ha accolto la costituzione dei famigliari della donna, come parti civili.