Due denunce della Polizia a Matera per estorsione

polizia

Un momento della conferenza stampa

MATERA – Sono i primi giorni dell’ottobre del 2009 quando undici tra i commercianti più in vista del centro di Matera, da titolari di bar a quelli di negozi di articoli sportivi, ricevono altrettante lettere di estorsione. Nelle missive, scritte con piglio perentorio da un computer, vengono fatte richieste di somme comprese tra i cinquemila ed i trentamila euro, a seconda della clientela e dei volumi di vendita, a quanto pare ben conosciuti, accompagnate da minacce esplicite e violente. Le attività commerciali sono dislocate principalmente tra via Annunziatella e via XX Settembre; otto di queste sono addirittura quasi adiacenti tra loro. E sono stati proprio i proprietari di queste attività a rivolgersi alla Polizia qualche ora dopo il ricevimento delle lettere a mezzo posta, dando luogo ad una interazione collaborativa con le forze dell’ordine che nel giro di 72 ore ha permesso agli agenti della III Sezione della Squadra Mobile, Reati contro il Patrimonio, coordinati dall’ispettore capo Luigi Martino, di denunciare un uomo ed una donna di Matera, di mezza età ed incensurati, lui nullafacente con piccolissimi precedenti per reati patrimoniali, lei dipendente di un’agenzia regionale, con l’accusa di tentata estorsione. L’operazione “Profile”, così è stata denominata, si è conclusa praticamente ad ottobre scorso, ma il Dirigente della Squadra Mobile, Nicola Fucarino, ne ha parlato soltanto oggi in una conferenza stampa. Singolari le modalità di indagine che hanno permesso agli agenti di risalire agli autori delle lettere estorsive: la perfetta conoscenza dei tempi di lavoro delle attività commerciali minacciate lasciava presupporre un’assidua frequentazione da parte degli aspiranti estorsori; ristretto il cerchio a tre avventori fissi di alcuni dei negozi in oggetto, l’attenzione si è focalizzata sulla coppia dopo aver scoperto che la donna in passato era stata querelata per minacce tramite lettera ad una sua rivale in amore. Recuperate proprio quelle missive, attraverso la consulenza tecnica dell’azienda cartaria materana “Modulex”, gli agenti, oltre a constatare analogie verbali tra i testi scritti, hanno anche appreso che le buste e la carta utilizzata per le lettere di minaccia sono utilizzate, in città, soltanto da un ente pubblico, quello per cui lavora la donna. Alla Polizia Postale, coordinata dall’assistente-capo Antonella Conte, è bastato poco tempo per recuperare dal computer dell’ufficio in uso alla donna, tra i file eliminati dalla memoria ma comunque recuperabili, le lettere estorsive ed anche una bozza di lettera che la stessa voleva inviare ai Carabinieri confessando di essere stata obbligata ad agire in tal modo dal suo uomo, in difficoltà economiche. Una confessione indiretta, poi confermata anche alla Polizia, che ha permesso di chiudere il caso in tre giorni, prima ancora che le ultime due lettere delle undici inviate giungessero a destinazione.

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