La miniera d’oro ridotta a pezzi. Le riflessioni di Trizio.

Una veduta dei Sassi di Matera

Matera. “Una miniera d’oro…ma una città ridotta a pezzi” questa in sintesi la definizione della nostra città da parte di Marino Trizio di città Plurale che la paragona a quella persona che e’ cosciente di avere sotto il proprio campo un tesoro ma preferisce coltivarci i cavoli. “Con rammarico” scrive Trizio “con tristezza e con uno stato di impotenza che questa città ha assistito, soprattutto negli ultimi due lustri, alla violenza inflitta a questa miniera d’oro. Sono stati utilizzati esplosivi dirompenti. E’ stato disintegrato, polverizzato e cancellato quel grande laboratorio di urbanistica che aveva visto Matera al centro delle attenzioni nazionali, contaminata da un grande fervore intellettuale. Una miniera d’oro, purtroppo, caduta nelle mani di veri e propri “stupidi o barbari” che hanno allegramente deturpato quel lascito. Una città trattata con disprezzo. Una città ridotta a pezzi. Questo lamento sulla devastazione paesaggistica e ambientale, sulla questione urbana spesso avallata da leggi insensate, con l’aggravante di essere gestite da “barbari”, e’ diventato un luogo comune e’ bollato come una fissazione paranoica “di molti”. E’ con questa motivazione che si abbassa progressivamente la qualità e lo stile di vita, che si adducono le più assurde giustificazioni per gli scempi commessi, per il degrado urbano. Dietro questa motivazione si nasconde l’incapacità e la stoltezza delle classi politiche e di governo, all’ombra delle quali sono proliferate solo carriere politiche e profitti per pochi.  Gli intellettuali ed i loro circoli hanno abdicato al loro ruolo, salvo rare eccezioni. Il clientelismo e’ dilagante. Si approfitta e si specula sullo stato di bisogno della gente e dei giovani in particolare Se poi aggiungiamo a tutto questo il problema del collegamento ferroviario e autostradale e l’ultimo relativo “all’Università’ che non c’è”, il quadro “desolante” e’ completo. Di questa miseria dobbiamo liberarci. Occorre riprendere a farsi contaminare con altre idee e con altri luoghi A chi affidare questo compito se non ai nostri giovani, che giorno dopo giorno e in ogni campo dimostrano il loro valore e la loro contaminazione con idee altre? Quello che manca in questa citta’ e’ un confronto vero tra generazioni, attraverso il quale percorrere la strada del ricambio ad ogni livello. Basta con gli stupidi e i barbari. Ai miei concittadini dico: riprendiamoci la nostra città e portiamola fuori dal deserto”.

 

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