Lettera di un ex dipendente della Nicoletti

divanoMatera.Lo chiamiamo Cosimo, un uomo che nella lettera inviata alla nostra redazione si firma come un “Ex” lavoratore”, a dimostrazione che l’articolo primo delle costituzione è qualcosa che non riguarda assolutamente più questa persona. Una definizione senza futuro. Ma nella missiva c’è anche una voglia di riscatto. Cosimo scrive “Sono oramai in cassa integrazione straordinaria da molti mesi precisamente da 1 anno e mezzo , l’ azienda in cui lavoravo, la ex Nicoletti, produceva salotti e divani di qualità, ma soprattutto creava made in italy, una azienda come tante altre che ci ha fatto credere che per combattere il mercato ed i costi bisognava de-localizzare il proprio prodotto (i divani ) per non chiudere la fabbrica di Matera ,dapprima in Brasile poi in Bulgaria ed infine in Cina. Poi dopo una serie di investimenti sbagliati e poco oculati si è fermata definitivamente con la messa in liquidazione della società stessa , è stato un fulmine a ciel sereno. Sono seguiti mesi difficili, bui, di sconforto tra noi lavoratori, circa 480 oramai senza più un lavoro e un futuro ,ma con un mutuo da pagare in compenso, e soprattutto con un saper fare, una professionalità e artigianalità divenuti in poco tempo carta straccia . Poi il fallimento della società stessa per il suo forte indebitamento che certo non ci ha favorito soprattutto nei confronti di una banca locale la quale quando tutto andava per il verso giusto si andava d’amore e d’accordo poi quando la situazione si è fatta difficile non ha esitato a chiuderci la porta in faccia affossando definitivamente le nostre poche speranze ridotte al lumicino nonostante avessimo in portafoglio d’ordine circa 5.000 divani. Al ministero e alla regione Basilicata ci rivolgiamo ora perché l’ossigeno, la cassa integrazione, non solo è poco e sta per finire ma non ci rende degni di quello che siamo e quello che eravamo e di quello che vogliamo continuare ad essere, cioè dei lavoratori orgogliosi del proprio saper fare. Chiedo e chiediamo che il bando sulla reindustrializzazione sia qualcosa di concreto ed efficace e non solo uno specchio per le allodole. Spero che le belle parole usate non rimangano solo parole su di un pezzo di carta chiamato protocollo d’intesa che ora va molto di moda. A me hanno insegnato valori come legalità,onestà e giustizia sociale. Adesso come 30anni fa la storia si ripete , sono figlio di un cassintegrato dell’Anic Enichem di Pisticci, allora la vivevo da bambino , oggi ai miei bambini faccio vivere purtroppo le mie stesse situazioni di disagio. Concludo dicendo che è vero che ci hanno tolto tutto: il lavoro, la dignità e la professionalità però non ci potranno togliere la forza di ricostruire quello che c’era ,una realtà lavorativa di gente onesta,perché a Matera i divani erano più che un’Alitalia o una Fiat e sperando che con noi tanti altri possano unirsi su questa strada che possa ridare dignità e vanto ad una città a una Regione ed a una economia che non aspetta altro”.

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