“Tangente” per assunzione indotto FCA. Condanna di Regione Basilicata e sindacati

La Basilicata “ha un sistema sociale sano e saldo” e “particolarmente unito nella lotta a episodi di criminalità etica”. Per il presidente della Regione, Pittella, quanto accaduto con la presunta tangente pagata per ottenere un posto di lavoro in un’azienda dell’indotto FCA di Melfi, denunciato dal vescovo locale Monsignor Todisco, deve portare ad un atteggiamento sereno ma responsabile da parte sia istituzionale che degli altri attori coinvolti nella vicenda. In buona sostanza, un episodio che non deve subito allarmare, tanto da costituire una apposita “task force”, in attesa di capire l’esito delle indagini della Procura di Potenza che dovranno appurare la verità.

Lo ha affermato a margine dell’incontro convocato a Potenza con CGIL, CISL, UIL, UGL, manifesto Pensiamo Basilicata e Confindustria. Assente al tavolo, FCA sarebbe disposta ad incontrare la Regione. Monsignor Todisco ha più volte ricordato che l’azienda automobilistica non è coinvolta, e di non conoscere i nomi dei protagonisti della vicenda. E’ però emerso il nome di Vincenzo Mauriello, delegato Fismic presso la FCA, denunciato per truffa dalla famiglia del ragazzo assunto grazie alla sua intermediazione, il quale è stato sospeso dai vertici nazionali del sindacato autonomo.

Dal canto loro, Summa, Falotico e Vaccaro, hanno ribadito la “ferma condanna per gli atti di sciacallaggio”: se esiste un responsabile, “deve pagare penalmente – è l’attacco – con il posto di lavoro e in termini di risarcimento per il danno fatto all’immagine e la reputazione delle organizzazioni sindacali. Da tempo abbiamo posto il problema del reclutamento dei lavoratori, la vigilanza è sempre stata costante” ma “ci sono casi in cui i lavoratori non si rivolgono al sindacato”.

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