Petrolio in Basilicata. I lucani interrogano su ambiente, salute e lavoro, la politica risponde con lo scontro

I temi dell’energia, del lavoro, dell’ambiente e della salute restano saldamente al vertice dell’agenda politica regionale. Sui giornali on e off line, nel social network, nelle riunioni delle associazioni e nelle azioni delle istituzioni.

Inevitabilmente la politica “partitica” recita un ruolo di primo piano nel dibattito mediatico e rischia di alimentare la confusione nelle popolazioni lucane e le conflittualità tra e verso la classe dirigente.

Tra le emergenze conclamate c’è quella relativa al più grande bacino europeo di petrolio. Ancora irrisolta ma che non impedisce all’amministratore delegato di ENI di rilanciare il ruolo dell’azienda “si possono investire miliardi, raddoppiando o triplicando la forza lavoro” ma serve stabilire o ri-stabilire un dialogo con la popolazione lucana per lavorare in armonia.

Armonia che manca tra alcuni dei principali responsabili istituzionali e dirigenti politici e nelle popolazioni preoccupate dalla presunta insalubrità di terra, aria e acqua.

L’ultimo a parlare (in ordine di tempo) è Pittella, il presidente della Regione, arriva ad “intimare” ad ENI con una lettera di predisporre urgentemente ogni misura per evitare che la contaminazione proveniente dal centro COVA di Viggiano scenda a fondo valle e più in generale a fornire i dati del monitoraggio e i modelli dell’area per capire i “moti di filtrazione”.

L’emergenza ambientale e sanitaria, reale o presunta che sia, spinge Arpab e Movimento 5 Stelle a lavorare insieme. Al termine di un lungo incontro infatti si va verso la definizione con un progetto-protocollo comune e condiviso, tra Regione, Agenzia per l’Ambiente regionale, tecnici del M5S, per effettuare campionature e analisi congiunte, qualora ci fosse un nuovo allarme idrocarburi che dovesse investire le acque dell’invaso del Pertusillo.

Salgono sulle barricate due esponenti che nel PD hanno avuto in provincia di Potenza e al consiglio regionale, ruoli di primo piano. Il primo è Antonello Molinari, ex segretario provinciale di Potenza che ha seguito Roberto Speranza uscito dal partito per fondare un proprio movimento (Articolo 1 – movimento democratici e progressisti), il secondo ex presidente dell’assemblea regionale, che segue invece Michele Emiliano (che sarà nel capoluogo il prossimo 10 aprile a caccia di consensi per la sua campagna alla segreteria nazionale) che nel PD ci resta per dare battaglia su questi temi, Piero Lacorazza.

Il primo in una intervista attacca il governatore “a testa bassa” (‘sul tema petrolio la credibilità di Arpab e Giunta regionale è ormai prossima allo zero’) il secondo, che ha condotto ai tempi del referendum antitrivelle una battaglia fianco a fianco con Emiliano contro il governo di Renzi che attacca le “scelte sbagliate di governo”. Per Lacorazza è arrivato il tempo di dire la verità ai lucani e assumersi le responsabilità per migliorare.

Poi c’è il fronte giudiziario. E’ ormai passato un anno dall’apertura dell’inchiesta della Procura di Potenza (che portò al blocco e poi alla ripresa della produzione al Centro Oli). C’è chi (giustamente) tiene il conto delle unità lavorative perse (quasi un centinaio) e chi invece attende risposte certe sull’ambiente in cui vive. Un equilibrio in bilico tra ambiente, salute e lavoro da ricercare per tentare di fornire risposte che, se non arriveranno dai palazzi della politica sicuramente non tarderanno ad arrivare dalla Magistratura.

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