Frana di Pomarico(MT): le perplessità sulle acque reflue e la lettera del sindaco Viviana Verri al Ministro Costa

Dopo la frana che ha colpito la comunità di Pomarico ha riacceso i riflettori sul tema del dissesto idreogelogico in Basilicata, e sulla fragilità dei comuni lucani, che autonomamente non possono far fronte a problemi di così ampia portata. Per ora sembra che la frana si sia arrestata, e si passa al livello del monitoraggio degli edifici limitrofi l’accaduto. Il primo cittadino di Pomarico Francesco Mancini ha recentemente comunicato alla collettività tramite il suo profilo facebook ufficiale, che a fronte delle acque dell’inclinometro a valle di corso Vittorio Emanuele, si nota la presenza di ammoniaca per 0,1 parti per millilitro e 0,13 di nitriti e cloro (che addirittura sale a 0,16 in altre analisi). Allora lo stesso sindaco e la comunità attendono una risposta in merito alle tipologie di acque ritrovate, così da poter capire le responsabilità.Intanto il sindaco trova il sostegno a distanza di altri colleghi: ultima è Vivana Verri, primo cittadino di Pisticci, cittadina che ha vissuta una frana devastante nel 76. La sindaca, ha infatti scritto una lettera al Ministro dell’Ambiente Sergio Costa per sensibilizzare il Governo sul tema del dissesto idrogeologico che colpisce la Basilicata e i centri storici lucani, ripercorrendo anche la cronostoria degli interventi economici. “In questi anni sono stati stanziati fondi importanti nell’ambito dell’Accordo di programma siglato il 14 dicembre 2010 tra il Ministero dell’Ambiente e la Regione Basilicata, finalizzato proprio a programmare interventi urgenti e prioritari per la mitigazione del rischio idrogeologico, prevedendo uno stanziamento complessivo di euro 26.935.000,00, integrato il 14.06.2011 con un’ulteriore dotazione di euro 8.269.000,00.Sulla scorta di tali atti programmatori, la Regione Basilicata ha definito un Piano per la mitigazione del dissesto idrogeologico, dichiarando ammissibili 385 interventi per un importo totale di circa 568 milioni di euro ma, ad oggi, non risulta avviato alcun intervento a tutela della sicurezza e dell’incolumità dei cittadini lucani”. Al Ministro viene così chiesto nella lettera: “di essere al fianco della Regione e dei Comuni lucani affinché vengano al più presto definiti gli accordi di programma ed erogati agli enti i fondi già stanziati per gli interventi di mitigazione del dissesto idrogeologico e affinchè il Governo si impegni a mettere in campo ogni risorsa economica utile per affrontare quella che ormai è una vera e propria emergenza.Unanime è anche la voce dell’Ordine dei Dottori Agronomi e Forestali: “Urge, un coinvolgimento delle esperienze degli Ordini professionali, un tavolo di confronto per cercare di ricostruire e censire il patrimonio esistente e ascoltare le ultime esperienze viventi importanti che è opportuno interessare per una rinnovata sicurezza del territorio e per programmare in zone a rischio dove la conoscenza capillare delle opere esistenti è riservata a coloro i quali hanno operato in un passato ormai non più recente e che non deve essere oscurata da altri temi non così urgenti quale quello in questione.Per ora la palla è passata nelle mani del Consiglio dei ministri che dovrà approvare lo stato di emergenza; l’amministrazione di Pomarico può solo tenere alta l’attenzione delle istituzioni e cucire le relazioni sociali per non perdere il tessuto cittadino.Ma alla fine ci si chiede sempre, perchè attendere le catastrofi naturali per accorgersi che era troppo tardi per agire? La prevenzione è un termine che sembra essere sparito dal vocabolario della politica italiana.

A Pomarico è stata sfiorata la tragedia. Ma non sarà forse una tragedia se anche quel centro storico verrà abbandonato, come Craco, se non si agisce in fretta ?

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