L’onorevole Viti in una lettera aperta sollecita un nuovo impulso alle attività della Fondazione 2019

“Mi chiedo: cosa si aspetta a potenziare e a qualificare ulteriormente il profilo della Fondazione per Matera 2019? a partire dalla necessaria integrazione ai vertici della Rappresentanza, tuttora frutto di una obbligata, pur se macchiavellica, soluzione interna al Cda?”

E’ quanto scrive Vincenzo Viti nel testo di una lettera aperta inviata al sindaco di Matera Raffaello de Ruggieri, al presidente della Regione Basilicata, Marcello Pittella e ai presidenti della Provincia, De Giacomo e della Camera di Commercio, Tortorelli. “Mi riferisco” precisa Viti “ad una Presidenza onoraria (munita di poteri non formalistici, connotata dal genius loci e da un grado elevato di qualità e rappresentatività), ma anche alla compiuta qualificazione della struttura direzionale. Che va articolata per competenze e meglio distribuita nei poteri”.

Di seguito il testo integrale della lettera

“A partire dall’impiego a tempo pieno di chi già vi opera (che non è pretesa localistica, ma richiamo al dovere di servizio reso non solo alla comunità ma a un obiettivo (il 2019) straordinariamente impegnativo che non sopporterebbe deroghe soggette ad altre obbligazioni), ma anche utilizzando qualità certe disponibili e reperibili altrove. Torno sull’urgenza di chiamare alla Direzione Artistica Antonio Calbi, Direttore del Teatro di Roma.
Calbi è lucano, ha vissuto intense ed apprezzate esperienze in Lombardia, viene sollecitato dalle maggiori istituzioni teatrali del Paese: figura di prima grandezza che non poco ha giovato alla costruzione del Consorzio Teatrale Lucano, sottratto ai primordiali e conflittuali municipalismi, anche per il mio impegno nel Governo regionale quando guidavo l’Assessorato alla Cultura.
Di Calbi ho appreso dal Corriere della Sera di una lettera indirizzata al Ministro Franceschini e al Sindaco di Roma di la da venire, nella quale egli sollecita “di riaccogliere a Roma il premio Europa per il Teatro” dopo il divorzio da Taormina ove il premio era nato nel 1987, migrando poi in varie città italiane, poi in Grecia, poi in Polonia, infine in Romania. Un rientro in Italia, da Calbi auspicato, per poi chiudere una “trilogia” dopo Roma nel 2017, quindi a Milano nel 2018 e infine a Matera nel 2019, data del suo (previsto?) approdo alla condizione di Capitale Europea della Cultura.
Calbi collega il Teatro come “arte vivente” alla Zeitgest, allo spirito del tempo che lo volle anche come culla dell’Avventura Europea partita da Roma nel 1957. Con l’approdo a Matera si porterebbe un’altro tassello all’impresa di trasfondere senso in uno scenario nel quale il Tempo si è espresso nelle forme di una genialità universale. Senza contare l’effetto che un’operazione come questa “che rifugge da effimero e lustrini” indurrebbe nel coinvolgimento di “allievi delle accademie e masterclass” italiane e straniere.
Invito perciò a non ridurre la Fondazione a sepolcro imbiancato per piccole estenuate carriere e concorrere per questa strada a sottrarre argomenti superflui alle dispute fra Comune e Fondazione. Dispute delle quali non si avverte assolutamente bisogno. Per carità di patria!

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