Nuovamente in piazza gli attivisti del comitato “No inceneritore” di Matera

No Inceneritore MateraMentre l’Europa l’ha vietata e nel 2020 sarà reato, l’Italia continua a permettere la combustione dei rifiuti, basta chiamarli combustibili solidi secondari e, possibilmente, lasciarli bruciare nei cementifici: è un modo veloce per far fronte alla carenza di discariche e non far incappare nei limiti di emissioni imposti inceneritori, senza pensare né a, pur possibili, soluzioni alternative di smaltimento dell’immondizia, che la trasformerebbero addirittura in risorsa, e tantomeno agli effetti nocivi che tali processi possono provocare alla salute, soprattutto a quella dei bambini, nati o ancora allevati in grembo.

E’ un fenomeno che riguarda numerosi centri italiani, disseminati da Nord a Sud, e anche Matera, dove domenica gli attivisti del comitato “No inceneritore” sono tornati in piazza Vittorio Veneto per proseguire l’attività di informazione e prevenzione avviata da tempo, questa volta anche in compagnia di Legambiente e Wwf e con le testimonianze di attivisti che combattono battaglie simili in altri comuni lucani come Senise o Sant’Arcangelo, nel Potentino.

Mimmo Genchi, portavoce del sodalizio, spiega che si attendono ancora risposte dal Comune di Matera e dalla Regione Basilicata sul monitoraggio della qualità dell’aria in contrada Trasanello, dove sorge il cementificio di Matera che, al massimo ente lucano, ha chiesto di quintuplicare il quantitativo di css da bruciare, ovvero da 12 mila a 60 mila tonnellate.

Una richiesta contro la quale il comitato No Inceneritore, Legambiente e Wwf hanno avviato una raccolta firme per chiedere a Regione Basilicata e Comune di Matera di non concedere autorizzazioni, almeno fino a quando non sarà effettuata “una capillare e affidabile valutazione di impatto sanitario su tutti il territorio comunale”.

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