Viaggio nella Matera della cultura che non c’è

Matera - via RidolaViaggio nella Matera della cultura che non c’è: contenitori che avrebbero dovuto assolvere ad una funzione di crescita e sviluppo sia economico che sociale abbandonati ad un destino infausto, quasi senza speranza.

Il nostro reportage prende le mosse dall’ex complesso ospedaliero di via La Nera dove languono i lavori per la realizzazione della nuova sede del polo universitario materano e dello studentato. Interventi fermi con le aziende incaricate di eseguire le opere in forti difficoltà per mancanza di fondi ovviamente con ripercussioni pesantissime sui livelli occupazionali di una città con livelli di decrescita che non hanno paragoni nel panorama pur complesso dell’intera area meridionale.

Poi, c’è l’ex mulino Alvino che dovrebbe ospitare il museo dell’arte bianca: un modo emblematico per richiamare l’attenzione su quella che fu fino a qualche decennio fa l’attività predominante nel comparto della produzione di paste alimentari legata alla presenza di una cerealicoltura d’avanguardia. Lo stabile, depurato di tutte le parti edili successive all’originario impianto, è sempre lì: scheletro e memoria di un passato che nessuno riesce a liberare restituendolo così alla vita. Il progetto c’è, ma l’avvio dei lavori resta un mistero nonostante gli impegni a più riprese annunciati dall’imprenditore che intende farsi carico dell’esecuzione dell’intervento.

Da un capo all’altro della città: da Piccianello ad Agna-San Francesco dove campeggia inutilizzata la struttura dell’ex Casino Padula. Ristrutturato due volte con spese da capogiro, l’immobile è ora alla mercè dei vandali senza nemmeno l’idea di cosa farne, di come riutilizzarlo per destinarlo al tessuto produttivo della città.

E, poi, ci sono la realizzazione della Scuola di Restauro di via La Vista e lo stabile destinato in origine ad essere la sede in cui costruire i programmi della formazione professionale in modo da sostenere al meglio sviluppo ed occupazione.

In buona sostanza un panorama a fosche tinte che va cancellato. La città deve riappropriarsi in fretta di tutti questi contenitori per evitare che alla fine resti nel panorama nazionale il luogo simbolo delle incompiute. Insomma, passare dalle parole , troppe e spesso pronunciate a sproposito, ai fatti di cui la città ha bisogno

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