Matera 90, analisi critica e proposte di Città Plurale e Mutamenti a Mezzogiorno

matera90Già dieci anni fa, quando all’appello mancavano ancora diverse lottizzazioni oggi popolose, Matera si caratterizzava per sovrabbondanza di alloggi. Allora si parlava di case per 80 mila abitanti, a fronte di una popolazione che, ancora oggi, a stento raggiunge i 60 mila residenti, ma ciononostante si continua a costruire e puntualmente in deroga agli strumenti urbanistici, a suon di varianti. Una pratica che nei decenni ha caratterizzato ogni amministrazione comunale, senza distinzioni di colore, nessuna esclusa, compresa quella attuale. E così, tra un regolamento urbanistico che gira di mano in mano e di cassetto in cassetto come eterna bozza e le scappatoie dei due Piani Casa, sta per approdare in Consiglio comunale “Matera 90”, il contestato progetto di espansione urbana destinato a cambiare i connotati all’area Sud della città, ingoiando 53 ettari di terreno extraurbano in contrada San Francesco, più una quota nel perimetro cittadino di proprietà dell’Asm in via Montescaglioso, in buona parte ricchi di testimonianze del passato, trattandosi di un vallone scosceso dal quale la Murgia si avvia verso la fossa bradanica, che andrebbero salvaguardate. Pur essendo stato presentato alla Regione e al Comune avvalendosi del Piano Casa, tale progetto, su cui hanno lavorato una società e un consorzio di cooperative – come hanno sempre sostenuto le associazioni “Mutamenti a Mezzogiorno” e “Città plurale” – non rispecchia le caratteristiche previste da questi bandi. Pur essendo “strettamente contiguo all’abitato”, infatti, il terreno non è “parzialmente edificato e urbanizzato” e tantomeno presenta “esigenze di riqualificazione e/o riorganizzazione del tessuto urbanistico, edilizio e ambientale esistente”: insomma si tratta di una notevole espansione a Sud della città che aumenterebbe solo i costi di gestione della stessa, che invece ha bisogno di case popolari e di riqualificazione dell’esistente, come suggerito anche da alcuni urbanisti che hanno la fortuna di essere ancora liberi pensatori. Eppure, come le associazioni hanno ribadito in una conferenza stampa quest’oggi, alla quale hanno preso parte anche il consigliere comunale di Sel, Angelo Raffaele Cotugno, e Pio Abiusi di “Ambiente e Legalità”, questi 130 mila metri cubi di costruito in Consiglio comunale, nonostante le opposizioni di associazioni e attivisti, passeranno, complice ancora una volta una maggioranza trasversale che puntualmente emerge in assemblea quando si parla di cemento e mattoni. Un pugno nello stomaco alla partecipazione e al consumo 0 di suolo che caratterizzarono il programma elettorale dell’amministrazione comunale in carica. Ecco perché, a detta di chi si sta interessando alla questione, l’unica soluzione possibile è correggere il tiro del progetto con alcuni emendamenti che bisogna sperare vengano approvati: salvaguardare cave, tombe e complessi rupestri omessi dalla cartografia; uniformare “Matera 90” alle previsioni del Regolamento urbanistico futuro; impedire la cessione a privati di aree di proprietà comunale, intestandole al pubblico; aumentare le percentuali di cubature in edilizia sovvenzionata o a canone concordato, da definire in fase preliminare col Comune; ottenere che le aree dell’Asm restino a destinazione pubblica e, infine, che le fidejussioni da presentare all’ente municipale valgano il 10% del progetto integrato e non il 5% dei lavori di edilizia sociale. Sono tutte proposte, queste, che saranno presentate ai consiglieri comunali in un imminente incontro promosso da queste associazioni, prima che “Matera 90” arrivi sui banchi del Consiglio.

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