La raccolta del pomodoro in Basilicata: storia di un’altra schiavitù.

Schermata 2013-08-24 alle 11.44.17VENOSA – E’ entrata nel vivo la raccolta del pomodoro da industria, nel Nord della Basilicata. Una rete di associazioni che opera nei comuni di Lavello, Palazzo San Gervasio e Venosa monitora il fenomeno e prova a condividere con i corregionali, con noi tutti, le esperienze e le condizioni delle centinaia di braccianti originari soprattutto dell’Africa subsahariana (soprattutto del Burkina Faso) e arrivano nelle campagne di questi Comuni, per raccoglierli, i pomodori.

Abitano in condizioni drammatiche in casolari abbandonati, senza luce, acqua e servizi igienici; lavorano con la mediazione di caporali, sono pagati a cottimo e spesso senza contratti di lavoro.

Un documentario su YouTube, testimonia queste condizioni.

Non sono soli, o non del tutto. Dal 19 agosto e fino alla fine di settembre assieme a loro alcune associazioni ogni pomeriggio, dal lunedì al sabato promuovono, volontariamente diverse attività:
scuola di italiano, assistenza legale, officina autogestita di riparazione delle biciclette, corso di rugby…

È importante, in questa Basilicata regina del “lavoro nero” anche per chi ha la pelle bianca, andare a conoscere le drammatiche condizioni in cui ragazzi vivono. Ma è importante far sì che essi possano “uscire dal ghetto”.

Abbiamo l’occasione di aderire all’invito di queste associazioni, domenica 25 agosto per la seconda edizione di “Fuori dal Ghetto”, una festa a Venosa, in Piazza Castello. Una festa per rompere l’isolamento dei braccianti africani di Boreano, e per consentir loro una presa di parola diretta. Una festa che, anche quest’anno, è una tappa dell’Antischiavitour, il tour del cantante francese Sandro Joyeux.

Il programma del pomeriggio prevede oltre ai dibattiti, dalle 19.00 una cena “afro-lucana” che precederà i concerti.

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