Matera come Lourdes? Magari! Questa non è terra di miracoli.

Schermata 2013-07-25 alle 12.02.44MATERA – Persino una delle città più mistiche del mondo è in grado di offrire un intrattenimento notturno da “movida”. Senza scandali, senza eclatanza.

La città dei Sassi, invece, culla millenaria dell’uomo oggi caparbiamente intenzionata a rappresentare l’Europa per leadership culturale nel 2019, i miracoli preferisce scansarli, anzi, addirittura ostacolarli.

Per miracolo, in tal caso, s’intenda il turismo, unico spiraglio di luce nel buio pesto di un’economia locale dov’è morto il salotto e si è portato via la liquidità collettiva.

Precedenti illustri ce ne sono, basterebbe guardare alla vicina Puglia, ad esempio al Salento, per capire come in pochi anni l’aver messo a valore sistemico le bellezze, la cultura e l’intrattenimento, abbia di fatto risollevato le sorti di un territorio.

Senza dover cercare miracoli nella grotta di Lourdes, insomma, basterebbe trascorrere una serata ad Otranto o ad Ostuni per capire quanto i Sassi potrebbero diventare un luogo vivo, pulsante, di giorno e di notte.
Potrebbero, condizionale d’obbligo come spesso accade a Matera, dove tutto ciò invece non è importante. I miracoli lasciamoli al resto del mondo.

Puntuale come ogni estate, anche quest’anno è tornata la litania di dolore di non meglio identificati residenti degli antichi rioni e del centro storico, profondamente molestati dai decibel della musica dal vivo e dagli schiamazzi pubblici nei pressi delle loro abitazioni. Pronta e dal polso fermo la risposta del Prefetto che, dalle sue stanza, con una reattività fulminea quasi mai mostrata ha convocato un comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica, al termine del quale ha annunciato il rafforzamento dei controlli sulla legittimità burocratica e acustica di questi eventi notturni.

Le forze dell’ordine e l’Arpab, insomma, avranno altro lavoro da fare, altro che contrastare i furti in appartamento o verificare la qualità delle acque del Pertusillo: qui occorre assecondare i capricci di cittadini senza volto, che si celano dietro sindacati degli inquilini o associazioni di sorta invocando una vivibilità che presto rischia seriamente di trasformarsi in mortalità.

Sappia il Prefetto, arrivato qui da qualche anno e destinato a restarci forse qualche altro ancora, che un tempo, quando i Sassi non erano ancora sulla ribalta mondiale, erano forse più vivi di oggi. Come scacciare dalla memoria i gloriosi cartelloni di “Matera viva”? Le stagioni della movida di via Fiorentini? Cinema, musica, vita notturna, arte e artigianato messe a disposizione di un luogo unico al mondo. Il Sindaco, con un polso più fermo del solito, avrebbe potuto anche spiegarglielo.

Poi i Sassi, con l’Unesco e le speculazioni, insieme alle zone vicine, sono diventati una zona residenziale, non quella dei vicinati del secolo scorso ma quella dei cancelli e delle telecamere per mettere al sicuro dal vicino proprietà acquisite con qualche spicciolo e oggi rivendute in cambio di dobloni, se rivendute.

I Sassi non sono un quartiere e Matera, centro storico compreso, non è un dormitorio, nonostante fiocchino alberghi e bed&breakfast. Matera è una città che, d’accordo o meno, vuole ricavarsi un ruolo da capitale europea coi suoi pro e i suoi contro. Qui, al momento, non si vedono né gli uni né gli altri.

E intanto la gente si chiude, al pari dei locali, e finisce sui giornali, come in queste ore, per essere la comunità più triste d’Italia, insieme alla sua provincia. E la città diventa progressivamente un cimitero, tra oscurantismo e giovani che muoiono sulle strade limitrofe per cercare divertimento altrove, quasi fosse un racconto di Matheson.

Che ce lo dicano, almeno, che l’intenzione è questa, almeno avvisiamo gli imprenditori edili: che inizino pure a costruire loculi piuttosto che case.

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