Ancora carichi di cemento sul peep “L’arco”

L'area in questione

MATERA – E’ pronto e in fase di inoltro un ricorso straordinario al Capo dello Stato contro la deliberazione del Consiglio comunale di Matera, risalente al 21 aprile scorso, con cui si approvarono due varianti per l’edilizia residenziale pubblica, grazie ai voti ballerini dei consiglieri Caputo e Angelino che, con le loro abilità trasformistiche, salvarono la maggioranza spaccata, mentre le civiche di Tosto, Pdl e Fli lasciarono l’aula. 21 voti su 40, provvedimento approvato. Le varianti fanno riferimento ai peep di via Gravina e de L’arco e furono giustificate, in assemblea, dalla necessità di ovviare al problema della carenza di edilizia residenziale pubblica non affrontato dalle amministrazioni precedenti. Un’esigenza da risolvere tutta d’un tratto, anche a costo di sacrificare gli esigui spazi destinati a verde pubblico presenti in queste zone, mascherandoli come aree non utilizzate al fine di aumentare le volumetrie e non perdere contributi regionali di 30 mila euro per alloggio. Non importa se nella zona, già appesantita oltre il consentito di carichi urbanistici, si finirà col provocare l’ennesimo scempio edilizio. Ma è quello che invece vogliono scongiurare, con questo ricorso, curato dagli avvocati Carmine Ruggi e Cinzia Montemurro, diciotto famiglie residenti a L’arco che rischiano di vedersi costruire di fronte alle loro abitazioni, su una superficie di 1000 metri quadrati destinata a verde, l’unica in zona, due edifici a torre per un totale di 7080 metri cubi di volume. Il Comune, insomma, finisce col comportarsi allo stesso modo del privato, speculando e tra l’altro violando anche la legge. Nel ricorso in questione, infatti, si legge che non sono state rispettate le norme relative alle distanze standard tra costruzioni, previste dalla Legge urbanistica; che si viola la Legge Regionale 37 del 96, che fa esplicito divieto di ridurre la superficie delle aree destinate a servizio dell’insediamento già esistente, e che non è stata redatta alcuna relazione geologica. Come se gli smottamenti avvenuti a qualche centinaio di metri di distanza in recinto Rota non avessero già di loro fatto da monito a ulteriori iniziative edilizie avventate. Inutile, poi, cercare il rapporto ambientale, indispensabile per dichiarare fattibile la variante. Non esiste neanche questo. Il Comune di Matera, si legge in fondo al ricorso, si è comportato come il peggior “palazzinaro”, in completo spregio del Piano regolatore generale ipotizzato dall’architetto Piccinato che rendeva Matera un modello urbanistico, oggi ormai fortemente compromesso. Di qui la richiesta di sospensiva dei provvedimenti in questione al Capo dello Stato.