“Falco Naumanni” segnala nuovamente l’inquinamento della Gravina

Il torrente Gravina inquinato

MATERA – Riavviare un tavolo istituzionale per smuovere le acque torbide dei torrenti Jesce e Gravina, per capire se potranno mai tornare ad essere chiare e vive, in misura almeno accettabile, ovvero come quando Matera era definita “vergogna nazionale”. Lo chiede, in una nota indirizzata agli assessori comunali all’Ambiente, Falcone, ed al Turismo e alla Cultura, Bergantino, il presidente dell’associazione “Trekking Falco Naumanni”, Cosimo Buono, nel tentativo di riaprire un dibattito su un problema ormai troppo vecchio, ma sul quale non si è mai intervenuti. Le responsabilità, tra l’altro, sono altrettanto note: le acque scure e schiumose provengono dalla Puglia, da cui lo Jesce affluisce nella Gravina, poiché il depuratore di Altamura funziona male e si sospettano anche scarichi illegali lungo il corso del torrente; Matera, dal canto suo, tra depuratori sequestrati e adeguamenti degli stessi ancora necessari, alimenta la schiuma, come si evince dall’acqua che scorre sotto le chiese rupestri di Madonna delle Virtù e San Nicola dei Greci, nel tratto della Gravina a monte della confluenza dello Jesce. “Il sistema fognario che serve i Sassi, tra l’altro”, segnala Buono, “è vecchio e presenta delle falle. All’altezza della chiesa di Santa Barbara e di via Santo Stefano, le abitazioni scaricano le acque reflue direttamente nella Gravina, come dimostrano le cascate artificiali ammirabili dall’altra sponda del canyon, dalla chiesa rupestre di Madonna delle Croci e da Murgecchia. Per tentare di risolvere l’inquietante e vergognoso fenomeno, che deturpa costantemente un patrimonio unico come quello del fondo della Murgia materana, nel 2008 gli ambientalisti hanno raccolto mille firme, per interessare Regione, Provincia, Comune, Ente Parco e Arpab, oltre che la Regione Puglia; all’inizio del 2010 durante una riunione presieduta dall’allora assessore regionale all’ambiente Vincenzo Santochirico, venne dato incarico all’Arpab di condurre una campagna di monitoraggio lungo l’intero corso del torrente. Con le elezioni, poi, l’assessore è cambiato e non se ne è saputo più niente. Ecco perché l’associazione “Falco Naumanni” è arrivata a chiedersi se manca la volontà di risolverlo oppure se non esiste soluzione. Domanda cruciale anche alla luce della candidatura a capitale europea della cultura nel 2019: anche l’ambiente, infatti, è cultura.

 

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