Legge elettorale, udienza su referendum alla Consulta: Calderoli delegato dalla Basilicata

Il 30 settembre scorso una nutrita delegazione leghista guidata dal vicepresidente del Senato, Roberto Calderoli diede avvio con il deposito presso la Suprema Corte (Cassazione) del quesito per proporre un referendum sulla legge elettorale, all’iter abrogativo della parte proporzionale del “Rosatellum”.

Il presidente del Consiglio regionale della Basilicata con Roberto Calderoli

In prima fila davanti ai rappresentanti di Veneto, Sardegna, Lombardia, Friuli, Piemonte, Abruzzo e Liguria con Calderoli c’era anche Carmine Cicala, presidente dell’assemblea lucana con i colleghi dei Consigli regionali che sostengono la proposta di referendum maggioritario denomitato già all’epoca “Popolarellum”, proprio a sottolineare che la scelta, per la nuova legge elettorale, come annunciò lo stesso Cicala “sarà unicamente del popolo”.

Tra incontri e riunioni tecniche per “seguire la pratica” si è ormai prossimi al 15 gennaio, data in cui sarà la Corte Costituzionale a deciderne l’ammissibilità.

E’ infatti notizia di queste ore  che lo stesso Calderoli potrà partecipare all’udienza in Camera di consiglio – senza poter intervenire – dove la Corte Costituzionale ascolterà sia i legali delle Regioni promotrici che gli avvocati delle associazioni che si oppongono alla consultazione referendaria.

Il vicepresidente del Senato ha chiesto ed ottenuto dal presidente della Consulta, Marta Cartabia di essere ammesso tra il pubblico come delegato della Regione lucana. La notizia ha una certa rilevanza perché è la prima volta che accade.

Il sì di Cartabia alla richiesta di Calderoli – in veste di delegato della Basilicata e non come ispiratore del referendum – va nel solco della linea di apertura all’ ascolto del sociale appena intrapresa dalla Consulta, con la modifica delle regole sui propri giudizi. Nuove regole che prevedono tra l’ altro che qualsiasi formazione sociale senza scopi di lucro se portatrice di interessi collettivi o diffusi attinenti alla questione in discussione possa presentare alla Corte opinioni scritte.

Se dunque, la Corte Costituzionale darà il via libera, gli italiani saranno chiamati nelle urne ad esprimersi per l’eliminazione dal “Rosatellum” della quota proporzionale con le liste bloccate (proprio come accade nel Regno Unito dove tutti i parlamentari sono eletti in collegi uninominali).