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Decreto Sicurezza: in Basilicata giovane nigeriana incinta espulsa dal Cas; la denuncia di LasciateCIEntrare

Matera. Incinta e con una bimba di appena nove mesi, con un provvedimento di revoca dell’accoglienza e con l’obbligo di lasciare la struttura in cui è ospitata. E’ la storia di una ragazza nigeriana venticinquenne dimorante in un centro della provincia di Matera che aveva appena ricevuto l’ottenimento della protezione umanitaria. A denunciare il caso la campagna “LasciateCIEntrare”.

Malgrado le due recentissime sentenze del Tar della Basilicata con le quali il tribunale ha voluto ribadire il principio di irretroattività del decreto sicurezza, le Prefetture lucane sono tornate alla carica con circolari e disposizioni perentorie che prevedono la revoca immediata della misure di accoglienza per tutti i titolari di protezione umanitaria presenti nei Cas.
Ma se a Potenza la Prefettura ha inviato una circolare all’unità di direzione “Servizi alla persona – Ufficio servizi sociali” del Comune di Potenza che, a sua volta, ha indetto una riunione con le cooperative che si occupano del servizio per cercare di capire come gestire questa nuova emergenza, a Matera si è proceduto direttamente con le notifiche ai Cas. È quanto accaduto alla giovane donna, sebbene il giudice a cui ha fatto ricorso abbia evidenziato la situazione di “vulnerabilità soggettiva”, essendo diventata madre di una bambina nata in Italia, a Matera, nell’agosto del 2018.
“La giovane, in Italia da lungo tempo (basti pensare che l’esito della sua Commissione Territoriale risale al novembre del 2016) – spiegano i legali in rappresentanza della campagna in Basilicata – aveva impugnato il diniego della Commissione di Bari presso il Tribunale di Potenza – Sezione prima Civile, che soltanto il 3 maggio 2019 le comunicava l’accoglimento parziale del ricorso, ottenendo il riconoscimento del permesso di soggiorno per motivi umanitari.  Appena una decina di giorni dopo l’ottenimento della protezione umanitaria – continuano – questa ragazza riceve un provvedimento di revoca dell’accoglienza con l’obbligo di lasciare la struttura entro dieci giorni dalla notifica”.

L’avvocato Angela Maria Bitonti del Foro di Matera, referente Asgi Basilicata, insieme alla campagna LasciateCIEntrare, ha deciso di ricorrere nuovamente al Tar “contro questo provvedimento palesemente illegittimo”.
L’avvocato, nel ricorso depositato al Tar di Basilicata, lamenta la stessa violazione di legge dei precedenti ricorsi: “ovvero il fatto che la giovane avrebbe avuto pieno diritto di accedere allo Sprar (benché oggi Siproimi)  – spiega l’avvocato – poiché la sua domanda di protezione internazionale risale addirittura al periodo ante-Minniti. Quindi, in applicazione della già conclamata irretroattività del decreto sicurezza. Paradossalmente – aggiunge – la giovane mamma avrebbe potuto persino adire nuovamente il Tribunale, chiedendo che le fosse riconosciuta una forma più alta di protezione, avendo almeno trenta giorni dalla notifica dell’accoglimento”.

L’unica motivazione posta a fondamento della revoca, da parte della Prefettura di Matera, consisterebbe nel fatto che la “giovane cittadina nigeriana risulta essere titolare di un permesso di soggiorno per motivi umanitari. Oltretutto non ancora ritirato in questura. Il tutto senza alcun riferimento alla sua estrema vulnerabilità, così come già riconosciuta dal Tribunale di Potenza. Senza parlare – replica l’avvocato – del fatto che è stata a lungo ospitata in una struttura di certo non adeguata ad accogliere casi vulnerabili, quali una giovane mamma con minore. Ci penserà nuovamente il Tar  – conclude – a garantire e ribadire i diritti delle persone migranti?”

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